Tintaya, una ferita a cielo aperto

La miniera di rame Tintaya Xstrata

Veduta aerea della miniera di rame Tintaya Xstrata

In queste ore dal Perù arrivano cronache terribili sulla repressione delle proteste dei cittadini della provincia di Espinar contro la miniera di rame di Tintaya di proprietà del colosso elvetico Xstrata, accusato di aver avvelenato due fiumi e di pagare imposte ridicole: appena il 3% dei profitti lordi. Agli abitanti della zona questa situazione di sfruttamento, miseria e morte non sta più bene. Il presidente peruviano Ollanta Humala, un’ex militare, per reprimere la protesta ha proclamato oggi lo stato di emergenza in tutta la regione con sospensione delle garanzie democratiche e dei più elementari diritti. A Espinar il potere e la parola passano dunque nelle mani delle forze armate, che sparano (due manifestanti uccisi ieri) e arrestano (oggi è stato “prelevato” il leader del movimento, Herbert Huaman, mentre rilasciava un’intervista). Facile prevedere l’ennesimo massacro di indios che non da ieri, ma da decenni si battono contro quella miniera e vengono sistematicamente annichiliti e spesso uccisi. Sembra di leggere le pagine di un racconto di Manuel Scorza, salvo che per un particolare: a Lima è stata indetta (e pare abbia anche avuto successo) una sorta di “marcia dei 40mila”, una manifestazione pro-investimento nelle miniere. Peruviani contro peruviani, come sempre.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

L’arresto di Herbert Huaman:

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