A Cirò (per ora) non girano le pale

Cirò - Il borgo antico

Cirò è la città del vino, di Luigi Lilio (l’ideatore del calendario gregoriano) e del vento, visto che presto dovrebbero iniziare i lavori per la costruzione di un parco eolico da 30 MW lungo la strada che collega il comune crotonese alla vicina Umbriatico. Un parco che nel panorama calabrese e nazionale rappresenta una vera e propria anomalia. In primo luogo il progetto sembra mettere d’accordo tutti: maggioranza e opposizione in consiglio comunale, proprietari dei terreni, comuni cittadini e perfino associazioni ambientaliste tradizionalmente contrarie all’eolico industriale come Italia Nostra. Poi, pur essendo tutti d’accordo, il parco non è ancora stato realizzato nonostante se ne parli dalla fine degli anni ’90. Certo, hanno sicuramente pesato i cambi di proprietà della società-progetto, ma l’eolico industriale è un business milionario ed è difficile comprendere come mai in assenza di contenziosi, di ostacoli burocratici e di veti politici il progetto sia rimasto fermo per così tanto tempo.
L’idea di sfruttare l’energia eolica arriva a Cirò con l’amministrazione di centrosinistra guidata da Antonio Sculco (partito Popolare). Siamo a cavallo del nuovo millennio e si tratta di una delle primissime iniziative nel campo delle rinnovabili in provincia di Crotone. Poi, dalla metà degli anni 2000, i progetti cresceranno a un ritmo esponenziale attirando anche l’attenzione della magistratura e, in particolare, del pm Luigi De Magistris che nell’ambito dell’inchiesta denominata “Why Not” avrà modo di occuparsi del parco eolico di Isola Capo Rizzuto.

Dal commissario alla nuova giunta

L’amministrazione Sculco ha un’idea di massima che però non viene portata avanti perché, nel marzo 2001, la Giunta viene sciolta d’autorità per infiltrazioni mafiose e viene nominato un commissario prefettizio. Per due anni si ferma tutto. Nel marzo 2003 finisce il commissariamento e Cirò torna alle urne per eleggere il sindaco: vince Carlo Colucci (Margherita, nessuna parentela con il Colucci di Unendo-Kinexia) che da subito spinge per la realizzazione del progetto della precedente amministrazione. Evidentemente, un’eredità che piace e che trova consensi. Così a dicembre, pochi mesi dopo l’insediamento, la nuova amministrazione comunale organizza un convegno dal titolo “Parco eolico a Cirò” e invita a parlare professori universitari (Mario Amelio, università della Calabria), tecnici (Giuseppe Celsi, Provincia di Crotone) e ambientalisti (Edoardo Zanchini di Legambiente e Antonio Mancuso, rappresentante locale di Italia Nostra). L’obiettivo è quello di illustrare alla cittadinanza i benefici che deriverebbero dalla costruzione del parco e di lì a poco si fa avanti un proponente. Non si tratta di una multinazionale, ma di una minuscola società tedesca – la Fratho Vermoegensverwaltung di Lugau, Sassonia (ex Ddr) – che a Cirò sembra però avere buoni contatti e che nel 2005 stipula la prima convenzione con il Comune. Secondo le cronache dell’epoca, il progetto della Fratho ha però diversi punti deboli e viene giudicato di difficile realizzazione. Fatto sta che nel 2006 i tedeschi costituiscono la società E-Vento Cirò srl, le conferiscono il progetto e a luglio escono di scena vendendo l’intero pacchetto a Goodwind Mills.

Arriva il presidente del Siena

A dispetto del nome, Goodwind Mills è una società italiana e fa capo a un imprenditore molto noto e molto chiacchierato: il presidente del Siena Giovanni Lombardi Stronati. Tra i soci vi sono poi i fratelli Murolo (cugini di Lombardi Stronati, proprietari del Cassino Calcio e azionisti della Salernitana) e Donato Cardillo che in un certo senso è il socio operativo.
Con Goodwind Mills il progetto di parco eolico sembra decollare: viene ridiscussa la convenzione con il Comune, E-Vento Cirò – manco a dirlo – diviene sponsor della squadra di calcio locale e prende il via l’iter autorizzativo vero e proprio. E qui vanno accesi i riflettori, visti i tempi record con cui la società è riuscita a ottenere l’autorizzazione unica dalla Regione Calabria. Secondo i documenti ufficiali, E-Vento Cirò ha presentato la richiesta di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio dell’impianto eolico il 20 febbraio 2007. Pochi giorni dopo, il 2 marzo 2007, la Regione esprime già “giudizio di compatibilità ambientale positivo”, ad agosto sigla la convenzione con E-Vento Cirò e appena prima di Natale – il 19 dicembre 2007 – concede l’agognata autorizzazione unica. Insomma l’iter è iniziato e si è concluso positivamente in appena 10 mesi. A firmare tutti i provvedimenti (o meglio, i decreti dirigenziali) è il dottor Carmelo Misiti, giovane dirigente molto vicino al potentissimo assessore e vicepresidente della Regione Nicola Adamo (ex Pci, poi Ds e infine Pd), indagato da De Magistris e recentemente rinviato a giudizio nell’ambito di ciò che resta dell’inchiesta Why Not e del filone che riguarda il parco eolico di Isola di Capo Rizzuto, la cui autorizzazione unica porta anch’essa la firma di Misiti.

Una partita di giro?

Terminato a tempo record l’iter amministrativo ci si potrebbe aspettare che i soci di E-Vento Cirò srl (cioè Lombardi Stronati, i Murolo e Cardillo) scalpitino per partire con i lavori: prima realizzi il parco eolico, prima inizi a guadagnare grazie ai generosi incentivi. Anzi, a ben vedere in quegli anni era ancora possibile approfittare di finanziamenti pubblici (statali ed europei) a fondo perduto per realizzare le infrastrutture, fondi che in alcuni casi arrivavano a coprire anche l’80-100% degli investimenti richiesti. Un guadagno certo, dunque, e senza dover sborsare un solo euro. Eppure tre mesi dopo aver ottenuto l’autorizzazione unica Goodwind Mills vende tutto a Poggio all’Osteriggio, una società agricola di Grosseto.
Una partita di giro? Probabile, visto che a gennaio 2009 la società ritorna di proprietà di Lombardi Stronati che nel frattempo è finito al centro di un’inchiesta che porta al sequestro di beni per 400 milioni di euro. Secondo l’accusa, Lombardi Stronati avrebbe acquistato e rivenduto una serie di immobili a un prezzo maggiorato e poi dirottato i soldi dalle società immobiliari ai propri conti privati. Come si legge nelle cronache dell’epoca (dicembre 2008), all’imprenditore vengono sequestrati due quadri di Picasso, un Morandi, una Bentley, due barche, una Audi8, due elicotteri, un posto barca a Porto Cervo, case a Roma e Torino, un terreno e una villa ad Arzachena, ma non vengono emessi provvedimenti restrittivi poiché i pur gravi reati contestati sarebbero stati commessi nel 2005/2006 e dunque coperti dall’indulto varato nel frattempo dal governo Berlusconi. Assieme a Lombardi Stronati sono indagati anche Vittorio e Clodomiro Murolo, suoi cugini e soci in Goodwind Mills.

Pietro Colucci e l’appalto
Il mese successivo, cioè gennaio 2009, E-Vento Cirò torna ufficialmente di proprietà del presidente del Siena e 6 mesi dopo (luglio 2009) Lombardi Stronati vende ai Colucci che rilevano la società-progetto attraverso una controllata di Unendo (il gruppo di famiglia leader nel settore dello smaltimento dei rifiuti). Ancora qualche mese e Unendo (famiglia Colucci) cede l’intero pacchetto a Kinexia (holding quotata di Pietro Colucci) in cambio di azioni.
Il progetto di parco eolico riparte: a febbraio Colucci lancia il bando di gara per la realizzazione delle opere civili accessorie e il 30 aprile – aperte le buste – vince la gara la ditta Sammarco F. di Cirò Marina con un ribasso del 26% sul valore d’asta dell’appalto: da 8,2 milioni di euro a circa 6 milioni di euro. La ditta è una delle maggiori della zona e ha ottenuto diversi lavori dalla stazione unica appaltante della provincia di Crotone. La stazione unica appaltante è nata nel 2006 con l’obiettivo di spersonalizzare “l’attività amministrativa nel delicato settore degli appalti pubblici, in modo da fornire un valido strumento di tutela agli Enti locali contro pressioni e condizionamenti e da ottimizzare, per tale via, l’attività di prevenzione e contrasto di infiltrazioni criminose”. Insomma, la Sammarco F. dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) un’azienda con tutte le carte in regola, ma ad oggi i lavori per la costruzione del parco eolico di Cirò non sono ancora incominciati. Sarà un caso? Secondo voci raccolte in paese, il ribasso con cui la Sammarco F. si è aggiudicata l’appalto sarebbe stato giudicato “eccessivo” e quindi Colucci o chi per lui avrebbe richiesto un supplemento di documentazione alla ditta dilatando così i tempi di inizio lavori. Altre voci parlano invece di pressioni per revocare l’aggiudicazione dell’appalto… Non è che l’impianto non si fa perché l’accordo è stato trovato con tutti ma non ancora con i Farao-Marincola, cioè le famiglie di ‘ndrangheta che a Cirò comandano davvero e che estendono la loro influenza fino allo Jonio cosentino?

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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