A volte ritornano: Agsm Verona

Scempio eolico in Sicilia

Scempio eolico in Sicilia

L’eolico industriale torna sotto i riflettori per le ultime mosse di Agsm Verona, la piccola società municipalizzata che da qualche anno si sta mostrando particolarmente aggressiva sul fronte degli investimenti in parchi eolici collocati al di fuori del proprio Comune e della propria Regione di appartenenza. Già in passato ho avuto modo di scriverne e di spiegare come il folle meccanismo degli incentivi “all’italiana” abbia fatto fare affari d’oro a speculatori e mafia, facendo scempio del paesaggio (una delle poche vere risorse di cui dispone il nostro Paese) e mettendo anche a rischio la salute degli sventurati che si ritrovano le “pale” vicino casa. Agsm Verona rientra a pieno titolo nella categoria degli speculatori privi di scrupoli e disposti a costruire impianti anche dove non c’è quasi vento (vedi il caso di Monte dei Cucchi, sull’Appennino bolognese) pur di portare a casa incentivi così generosi da far raddoppiare nel giro di pochi anni il capitale investito. Così si spiega lo shopping compiuto negli ultimi mesi in Toscana, dove il gruppo veronese ha rilevato le quote di maggioranza dalla danese Ewf in diversi impianti e ha avviato di gran lena i lavori di costruzione con l’obiettivo di farli entrare in funzione entro fine anno, in modo da poter ancora beneficiare del meccanismo di incentivazione. Un impianto è in corso di realizzazione sul Monte Carpinaccio, nel comune di Fiorenzuola, e l’altro a Riparbella nei pressi di Cecina. Su quest’ultimo sono in corso indagini della magistratura scattate dopo la presentazione di un paio di esposti da parte di una lista civica e di una privata cittadina in cui si denunciava che Agsm stava costruendo la sottostazione elettrica in un luogo diverso da quello autorizzato. Un intervento provvidenziale quello dei magistrati anche perché, nonostante le segnalazioni dell’abuso, la Regione per ora si è limitata a annullare solo “parzialmente” l’autorizzazione unica e i lavori sono andati comunque avanti. E, come ha riferito il sindaco di Riparbella alla stampa locale, “per sbrogliare la situazione della sottostazione e della sua collocazione, la Regione ha deciso di riaprire una parte della conferenza dei servizi. Indubbiamente ci sono dei passaggi poco chiari”.
Non è certo l’unica cosa da chiarire riguardo ad Agsm. Come premettevo all’inizio, la società veronese è una piccola municipalizzata del Nordest che conta circa 300mila clienti e che per l’anno in corso ha varato un piano di investimenti di oltre 82 milioni di euro, che salgono a 260 milioni da qui al 2016. Come dire, cifre importanti. A leggere il bilancio (ultimo disponibile quello del 2010) balza agli occhi la grande capacità di autofinanziamento della capogruppo che si attesta intorno ai 50 milioni di euro in virtù degli utili e dei fondi accantonati. Però, a ben guardare, l’esposizione netta verso le banche e le altre società del gruppo ammonta a 254 milioni di euro a fronte di ricavi da vendite inferiori ai 150 milioni di euro (e stiamo parlando di esposizione netta). Insomma, è vero che la speculazione eolica promette ritorni elevatissimi (e certi) grazie agli incentivi, ma un investimento da oltre 50 milioni di euro (29 milioni a Riparbella e 23,5 milioni sul Monte Carpinaccio) giocato sull’ipotesi di riuscire a entrare in funzione entro l’anno (altrimenti bye bye vecchi incentivi) suona come un vero azzardo e dovrebbe far riflettere: cosa accadrebbe qualora gli impianti non fossero pronti a fine 2012? Chi decide (e chi controlla) le mosse di Agsm? Il ragioniere Paolo Paternoster, che ne è il presidente, il Comune (che ne è azionista al 100%) o certe banche, quelle stesse che erogano finanziamenti con tanta magnanimità?

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

7 thoughts on “A volte ritornano: Agsm Verona

  1. […] integralmente la lettera, anche se devo rilevare che Agsm Verona non entra nel merito delle questioni sollevate dall’articolo e, in particolare, nulla dice sulla questione della sostenibilità del piano di investimenti […]

  2. […] spaccato sulla contabilità del gruppo controllato al 100% dal Comune di Verona e di cui – come ho già osservato nel post precedente – non si capisce chi decide (e chi controlla) cosa. Di più: l’Authority rileva che “non […]

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