Agsm Verona: faro sui conti (e sull’eolico)

Il ponte di Peglio "imbragato"

Il ponte di Peglio “imbragato”

Qualcuno a Verona ha iniziato a chiedersi se “xe pèso el tacòn del buso”. Se per “tacòn” intendiamo le ridicole imbragature dei ponti fatte da Agsm nei dintorni del Monte Carpinaccio (vedi la foto qui a fianco), dubito che a Verona qualcuno se ne preoccupi, anche se dovrebbe. Se invece intendiamo l’ormai imminente fusione tra Agsm e l’azienda dei rifiuti Amia, sono in molti a farsi delle domande tanto più adesso che sui bilanci Agsm potrebbe intervenire la Corte dei Conti e anche la Procura della Repubblica. I rilievi dell’Authority per l’Energia di cui abbiamo parlato poche settimane fa (clicca qui per leggere il post) non hanno precedenti nel settore energetico italiano e la stessa Authority potrebbe prorogare i termini dell’istruttoria oltre il termine dei 210 giorni (non è una scadenza perentoria) per valutare in tutte le sue articolazioni un caso del tutto inedito: quello di una spa che ha violato gli obblighi sulla separatezza funzionale e contabile tra le società del gruppo. Alcune violazioni di natura contabile sono di tale gravità che non si può escludere che la Procura abbia già aperto un fascicolo d’indagine. Di sicuro, però, nei prossimi giorni la procura potrebbe accendere un faro anche alla luce degli articoli della stampa locale (qui il pezzo pubblicato sabato dal Corriere di Verona) e soprattutto per via dell’interrogazione al sindaco e al presidente del consiglio comunale presentata oggi dal gruppo consiliare del Partito Democratico. Nell’interrogazione si condanna il comportamento doloso messo in atto dalla dirigenza di Agsm, si chiede l’istituzione di una commissione consiliare sulla vicenda e si ritiene utile “salve le segnalazioni all’Autorità Giudiziaria, la preliminare segnalazione alla Corte dei Conti per i danni eventuali che i dirigenti avrebbero provocato” (clicca qui per scaricare il documento).
A peggiorare la situazione, poi, c’è anche la fretta con cui il Comune (che di Agsm è azionista al 100%) intende procedere alla fusione con Amia (anch’essa azienda controllata al 100%). La versione ufficiale è che si vuole creare la “multiutility del verde e dell’energia”, in modo da attivare tutte le possibili sinergie tra il ciclo di raccolta e gestione dei rifiuti e la produzione di energia mediante lo smaltimento degli stessi nell’inceneritore di Ca’ del Bue. In realtà tutti parlano di quanti soldi verranno girati da Agsm nelle casse del Comune per l’acquisto di Amia, soldi che presumibilmente Agsm dovrà prendere a prestito dai generosi istituti di credito che storicamente la finanziano. Un bel “trucchetto” per finanziarsi come Comune scaricando il debito e i relativi oneri sulle società controllate.
Quanti soldi arriveranno alla politica in questo modo? Dipenderà dalla valutazione di Amia. Quanti ne sono già arrivati? Il sindaco Flavio Tosi e la sua giunta lo sanno sicuramente, i cittadini un po’ meno, ma forse ora è più facile capire come mai una piccola e molto indebitata utility del Nordest sia così attiva in un business speculativo come l’eolico industriale e come mai soprattutto sia disposta a prendersi tanti rischi: dalle sanzioni dell’Authority per l’Energia, alle violazioni Antitrust, fino alla corsa contro il tempo per costruire e mettere in funzione i nuovi impianti in Toscana entro la fine dell’anno in modo da godere ancora della vecchia incentivazione sull’eolico. Un azzardo, come ho già scritto, perché se gli impianti non entreranno in funzione in tempo, l’investimento (oltre 50 milioni di euro) non sarà remunerativo, ma in forte perdita. Ecco perché, come dicevo all’inizio, a Verona qualcuno dovrebbe iniziare a preoccuparsi anche del “tacòn” messo sui ponti vicino al Monte Carpinaccio e degli abusi edilizi a Riparbella (la sottostazione elettrica, grande quanto un campo da calcio, costruita in un luogo diverso da quello del progetto approvato). Quei ponti sono stati “imbragati” in fretta e furia perché tra pochi giorni transiteranno i trasporti eccezionali con le pale destinate al parco eolico del Monte Carpinaccio e la fretta – si sa – non è mai buona consigliera. La politica costa, i debiti anche, e in questo caso ad alcuni veronesi pare che “xe pèso el buso del tacon”.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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