Agsm Verona, i boschi e le frane

Impianto eolico di Agsm Verona a Casoni di Romagna

Qui a destra una foto che ritrae una delle fasi finali della costruzione dell’impianto eolico di Casoni di Romagna. Ringrazio Simonetta per avermela cortesemente girata. Quando è stata scattata uomini e mezzi non erano al lavoro, ma questa foto dà una misura – seppur per difetto – dell’effettiva occupazione del suolo durante l’assemblaggio degli aerogeneratori. Siamo a Casoni di Romagna, dove Agsm Verona ha costruito il suo primo impianto eolico in provincia di Bologna. Come potete vedere, il crinale è spoglio. Con questo non intendo certo dire che il luogo sia brutto, tutt’altro. Voglio soltanto far capire cosa hanno comportato i lavori di costruzione in termini di occupazione del suolo. A pochi chilometri di distanza c’è il Monte dei Cucchi, dove Agsm ha in progetto un altro impianto da 24 aerogeneratori e dove la situazione è completamente differente: i crinali sono ricoperti dai boschi e la vegetazione è lussureggiante. Provate a immaginare in una zona boschiva cosa può significare costruire delle piazzole di 20 per 25 metri (questa la dimensione dichiarata in progetto; a Casoni di Romagna avevano dichiarato 25 per 25, le hanno fatte di 50 metri per 50 e a fronte della contestazione della forestale hanno pagato volentieri pochi centinaia di euro di sanzione), adattare la viabilità (solo in parte esistente) al passaggio di trasporti eccezionali e assemblare in loco delle torri alte 105 metri. Quanti alberi verranno abbattuti? Cosa ne sarà dei boschi? Non so voi, ma io credo che di alberi ne dovranno tagliare parecchi. Non essendo un esperto sono andato a leggermi lo Studio d’impatto ambientale redatto da Ambiente Italia su incarico di Agsm Verona. Con Mario Zambrini, presidente di Ambiente Italia, ho parlato a lungo nei giorni scorsi proprio per chiarire alcuni punti che riguardano il progetto. Zambrini è persona molto cortese, ma ha un forte pregiudizio positivo sull’eolico: ne è uno dei più sfegatati sostenitori. Così, come si legge nello studio e come sottolinea il presidente di Ambiente Italia, la deforestazione di quasi 40 mila metri quadri è ritenuto non un danno grave ma un impatto negativo di breve termine, cui verrà posto rimedio piantumando alberi a lavori ultimati. Poca cosa insomma. Anzi, nell’ambito dello studio d’impatto ambientale viene avanzata questa curiosa interpretazione: le dimensioni delle superfici trasformate sono “tutto sommato ridotte rispetto alla complessiva estensione di questi boschi nell’area d’impianto”; un po’ come dire che la foresta amazzonica è talmente grande che se si deforesta un po’ non succede nulla. In effetti in Brasile questa argomentazione è stata utilizzata per anni dalle lobby che hanno distrutto foresta ed ecosistema e sinceramente non mi pare un’argomentazione da proporre in uno studio d’impatto ambientale. Invece è esattamente l’argomentazione utilizzata e, per di più, senza specificare come mai quei crinali siano ricoperti da boschi di conifere. La risposta è semplice: il territorio di Monte dei Cucchi è terribilmente franoso, così franoso che dall’inizio del ‘900 – e in particolare in epoca fascista – sono state piantate intere foreste di conifere per cercare di tener su la montagna. Fin dai tempi antichi sui versanti interessati nessuno si è mai azzardato a costruire alcunché, né in tempi più recenti avrebbe potuto farlo legalmente visto che gran parte dell’area è classificata come “non idonea ai fini urbanistici”. Negli anni ’50 una frana ha travolto un paese a valle e, sbarrando un torrente, ha formato un piccolo lago: gli “stacchi” si vedono a occhio nudo e le frane si susseguono con sconcertante regolarità, bloccando anche strade importanti come è successo l’anno scorso. Nella mia passeggiata sui crinali sono stato accompagnato da Alberto Cuppini, guida esperta, simpatica e dotata di Gps. Con la mappa del progetto e il Gps ho potuto consatare come alcuni degli aerogeneratori previsti dal progetto Agsm Verona siano subito sopra stacchi di frana e uno addirittura in un punto a strapiombo appena sopra la strada provinciale. Deforestare, modificare la viabilità, sbancare sono tutte attività invasive per il territorio, ma lo diventano ancora di più se questo è soggetto a frane. Questi lavori possono provocarle o accelerarle con grave danno per il luogo e per le persone, tanto più che nelle immediate vicinanze ci sono aree abitate e strade. Come è stato classificato questo rischio dallo Studio d’impatto ambientale? Mi aspettavo un lungo capitolo, invece la cosa si risolve in un paragrafo, questo: “L’area interessata dalla realizzazione dell’impianto eolico […] ricade in gran parte nella Carta delle Attitudini alle Trasformazioni edilizio-urbanistiche nel territorio del bacino montano ed in particolare in U.I.E. non idonee ai fini urbanistici e in U.I.E da sottoporre a verifica da parte dei Comuni. […] Le analisi e gli studi geologici effettuati contestualmente alle verifiche di campagna hanno portato nei settori ove necessario alla Zonizzazione della Carta delle Trasformazioni edilizio-urbanistiche ed alla scheda del rischio allegata al progetto definitivo. Tale zonizzazione risponde alla metodologia dell’Autorità di bacino del Reno e i contenuti sono coerenti con le norme di piano che consentono la realizzazione di quanto in progetto”.
Vale a dire? Sembra di capire che un rischio (e molto serio) ci sia ma che l’impianto si può fare lo stesso. Anche Zambrini lo dice: “Frane? Sì d’accordo, ma c’è la relazione del geologo allegata al progetto”. Io non sono un geologo e dunque non sono in grado di valutare, la Provincia di Bologna invece sì, visto che deve svolgere la Valutazione d’impatto ambientale. E della Provincia di Bologna si occuperà infatti il prossimo post.

P.S. A Zambrini devo riconoscere grande cortesia, competenza e disponibilità. Pur contattata, Agsm Verona non ha invece ritenuto utile un confronto e non ha fornito nemmeno in forma aggregata dati sulla ventosità misurata dagli anemometri nella zona del Monte dei Cucchi.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

3 thoughts on “Agsm Verona, i boschi e le frane

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    March 19, 2012 at 5:27pm

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