Agsm Verona, l’eolico e i gruppi d’acquisto/2

La zona del Monte dei Cucchi - Foto di Simonetta

La zona del Monte dei Cucchi - Foto di Simonetta

Un paio di settimane fa ho scritto del caso di Agsm Verona, l’azienda energetica del Comune di Verona su cui l’Antitrust ha aperto un’istruttoria. Le ragioni di quell’articolo erano due: da un lato stigmatizzavo l’operato della società e del Comune; dall’altro, sollevavo alcune questioni di carattere “etico” che riguardano i gruppi d’acquisto e in particolare quello di Merci Dolci-Alcatraz (Jacopo Fo) che con Agsm Verona ha stipulato un contratto di fornitura. Scopo dell’articolo era quello di sollevare il dibattito tra i soggetti dell’economia solidale sulle mega centrali eoliche e fotovoltaiche e sono quindi lieto di pubblicare la risposta di Merci Dolci-Alcatraz, seguita da un mio breve commento.

Caro Paolo,
faccio un passo indietro e cerco di spiegare il perché della nostra scelta verso Agsm. Quando nel 2007 il mercato dell’energia elettrica è stato liberalizzato ci si sono parate davanti diverse possibilità che non le sto qui ad elencare (ma se lo desidera possiamo approfondire). La scelta è caduta su Agsm per vari motivi. Il primo è che era l’azienda municipalizzata di Verona, e che quindi era pronta per affrontare quello che sarebbe stato il delirio burocratico che la liberalizzazione comportava (cosa che si è puntualmente verificata), compreso il problema dell’anticipo delle quote trasporto ai distributori, questione non da poco visto che questo problema ha, di fatto, affondato la 220.
Sapevamo che Agsm forniva anche energia da fonti non rinnovabili, in particolare dall’inceneritore di Ca’ del Bue ma l’Azienda ci ha garantito che ai nostri aderenti avrebbero ricevuto solo energia rinnovabile certificata Recs ed Energia Verde 100%. I nostri aderenti, cioè, non avrebbero ricevuto l’energia proveniente dall’inceneritore. Questa garanzia ci è stata data nel contratto di collaborazione e ad ogni aderente arriva a casa un certificato di garanzia che certifica quanto detto sopra.
Che poi anche l’eolico non sia rinnovabile… qui alziamo le braccia. Da quando l’eolico non è energia rinnovabile? La questione è decisamente controversa, me lo concederà, e francamente non vedo ad oggi la possibilità di poter fare certi distinguo.
Conosco la discussione in atto e la seguo attentamente, non abbiamo neanche sposato Agsm e, se arriva qualcosa di meglio, ben felici di cambiare come abbiamo già fatto con il gruppo della telefonia e per il fornitore dei pannelli fotovoltaici, ma, mi permetta, qui se si sta a cercare il meglio, il puro e duro si rischia di non muoversi mai.
Questa è da sempre l’annosa questione. Aspettare di trovare l’impresa “perfetta” (perfetta per tutti, quindi praticamente impossibile) o cercare di fare il meglio con quello che si ha? Con la realtà del momento? Noi abbiamo sempre preferito la prima, cercando poi, in corso d’opera di aggiustare sempre meglio il tiro anche grazie ai consigli degli aderenti stessi.
Lei ci contesta l’energia eolica e su questo non posso seguirla, non ora. In compenso il nostro gruppo ha installato 200 impianti fotovoltaici facendo da apripista a tutti gli altri.
Inoltre, c’è anche un’altra questione: il gruppo dell’energia elettrica conta 800 iscritti, fossero 8000 probabilmente potremmo avere maggior peso e senz’altro oggi ne abbiamo di più di quando eravamo in 80… ci lavoriamo, ma nel contempo “facciamo” questa è la nostra politica.
Spero di essere stata esauriente, un caro saluto
Gabriella Canova
Amministratore di Merci Dolci srl

Qui non è questione di “duri e puri” o di imprese “perfette” che non esistono. Il punto è: siamo disposti a metterere a rischio i territori, la fauna e le bellezze paesaggistiche d’Italia pur di avere energia da fonti rinnovabili? Il modello delle mega centrali (siano esse eoliche o fotovoltaiche) è compatibile con la sostenibilità? A mio avviso no. Le mega centrali eoliche sono degli ecomostri e chi le edifica non è in niente diverso dai palazzinari che hanno irrimediabilmente rovinato le nostre coste e le nostre montagne. Agsm Verona è pronta ad aggredire una delle zone più belle dell’Appennino tosco-emiliano: Monte dei Cucchi, altri pretendono di piantare le loro pale alte 100 metri a due passi dalla costa sarda… A ognuno il suo, certo. Ma forse vale la pena chiedersi se non sia meglio incentivare la produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili (mini eolico, fotovoltaico, geotermico…) piuttosto che farsi prendere dalla frenesia del fare ad ogni costo e stipulare accordi con chi deturpa il territorio senza scrupolo e per di più con i nostri soldi, visto che senza incentivi statali non sarebbe conveniente costruire queste mega centrali, che – come nel caso del fotovoltaico di Montalto di Castro – fanno guadagnare solo chi le costruisce, senza alcun beneficio per il territorio che le ospita.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org


P.S. A prescindere dal contratto che ha ognuno con il suo fornitore, tutti consumiamo l’energia che in quel momento passa sulla rete di distribuzione, energia che in parte è verde, in parte è prodotta da centrali tradizionali, in parte viene importata ed è magari prodotta con il nucleare… Questo per dire come le certificazioni abbiano spesso più valore in termini di marketing che altro.

9 thoughts on “Agsm Verona, l’eolico e i gruppi d’acquisto/2

  1. admin

    May 3, 2010 at 11:04pm

    Caro Simone, non so se ti chiami davvero così e poco mi importa. Quello che mi dà fastidio è che sei un portatore di interessi (quelli di Agsm Verona) e non lo dichiari pubblicamente. Questo blog si accanisce a tal punto con Agsm Verona che è perfino disposto ad ospitarne i commenti a patto che siano firmati per quello che sono (Agsm Verona appunto); questi tentativi di spacciarsi invece per “comuni” lettori – oltre che ridicoli – non sono tollerabili e per questa ragione d’ora in poi i tuoi commenti non verranno più pubblicati.
    Paolo Fior

  2. simone

    May 3, 2010 at 3:56pm

    Ho visto il sito e complimenti per il tempo dedicato.
    Riguardo gli effetti dell’eolico bisognerebbe parlarne più approfonditamente,
    Personalmente non tollero la solita critica nei confronti delle alternative con poi proposte e soluzioni nulle; tante belle parole, frasi intellettuali, belle teorie ma soluzioni e pratica ZERO.
    E quindi che fare?
    E poi perchè tutto questo accanimento nei confronti della ditta di VR?
    Simone (mi chiamo così)!

  3. am

    January 13, 2010 at 10:21pm

    @Simone per Simone: il comitato di cui aprliamo ha un sito e lì – se si vuole – ci si può documentare meglio. Le seconde case ci sono, così come le prime case. La zona del Monte dei CUcchi, molto bella e boscata, era troppo fredda d’inverno e impervia, i paesi sono più giù. L’impianto in questione interesserebbe la zona delle seconde case (nessuna è abusiva, te lo posso assicurare, anzi sorgono su una lottizzazione fatta dal comune stesso negli anni ’60 e hanno dato e danno lavoro a molti della zona) e ben tre paesi (Montefredente, Qualto e Madonna dei Fornelli) che si ritroverebbero delle torri di più di 100mt letteralmente sulla testa. Il problema degli impianti eolici, non solo di questo, è molto, molto complesso. Una cosa sola per tutte: NON ESISTE nessuna regolamentazione in merito, prima fra tutte LA DISTANZA MINIMA DA UNA CASA ABITATA !!! Mi permetti di dire che forse se presentano un progetto con pale di oltre 100mt a 70mt/100mt da una casa, qualcuno avrà da ridire per molti motivi? E’ appena uscito il lavoro di una dottoressa americana, Nina Pierpont, sulla cosiddetta Wind Turbine Syndrom che dice che un impianto dovrebbe stare al minimo a 2 km da case abitate,anche di più. Non auguro a nessuno di avere a che fare con l’eolico, AGSM o altri che siano a proporlo.

  4. admin

    January 7, 2010 at 9:47am

    Caro Emanuele,
    il post “Agsm Verona, l’eolico, i gruppi d’acquisto/2” è appunto il secondo post sulla questione. Nel primo si dava conto con precisione della questione Antitrust, del fatto che non fosse una cosa grave (tant’è che infatti citavo per differenza la vicenda Sorgenia) e che – come dice la parola stessa – un’istruttoria è un’istruttoria e non già una condanna. Per quanto riguarda Agsm il punto è quello già detto: è incredibile che una società municipalizzata, soggetta ai controlli interni, a quelli esterni dell’azionista pubblico e a quelli formali e sostanziali degli organi preposti abbia potuto operare senza effettuare le separazioni societarie previste dalla legge, che nessuno si sia posto il problema etc. etc. Questo, in piccolo e con le dovute proporzioni, la dice lunga sullo stato della legalità in questo Paese. Questo con Merci Dolci c’entra poco o nulla: si sono fidati dell’operatore, ma è secondario. Quello che mi preme, ribadisco, è la questione di come è stata (o meglio, non è stata) affrontata la questione del conflitto sul campo eolico che Agsm vorrebbe costruire nella zona del Monte dei Cucchi. Questo è il problema che riguarda oggi Merci Dolci e che domani potrebbe riguardare altri gruppi d’acquisto: come gestire eventuali conflitti che possono sorgere tra una nostra scelta d’acquisto e la popolazione che abita in una determinata area? Credo di averlo espresso chiaramente questo problema, almeno nella replica al tuo primo commento. Ripeto, non mi interessa demonizzare Agsm o Merci Dolci, mi interessa discutere di come gestire e/o intervenire nell’ambito di queste situazioni che coinvolgono un territorio, una popolazione e hanno anche importanti risvolti sul paesaggio. Mi interessa farlo perché credo si possano individuare almeno delle linee guida comuni, poi è ovvio ogni caso ha le sue specificità. Alcune cose sembra dettarle il buonsenso: incontrarsi, parlarsi, prima di tutto. Ed eventualmente capirsi. Non mi risulta che Merci Dolci abbia contattato il Comitato del Monte dei Cucchi: magari l’hanno fatto e non me l’hanno detto, ma se non l’hanno fatto secondo me hanno perso un’occasione. Almeno chi si muove nell’ambito dell’economia solidale dovrebbe sforzarsi di dialogare e non invece far finta di ignorare le questioni e i conflitti che anche le sue scelte possono contribuire a determinare. Questo è naturalmente il mio parere. Non vedo invece cosa c’entri la questione de La220 e Legambiente (che peraltro a differenza di Italia Nostra e di tante altre associazioni è a favore dell’eolico “senza se e senza ma”). Su La220 credo che Legambiente abbia sbagliato, ma è una polemica vecchia su una cosa che non c’è più: perché non discutiamo piuttosto del tema proposto che non riguarda solo Merci Dolci, ma tutti i Gas?
    Paolo

  5. Emanuele

    January 7, 2010 at 1:05am

    @admin
    Ciao Paolo,
    faccio ancora solo una nota sul discorso AGSM-AntiTrust. Ho letto il provvedimento AGCM n.20354 per rendermi meglio conto di che cosa stessimo parlando: si tratta di fatto di un avvio di istruttoria (e quindi non si tratta ancora di una sentenza di condanna) relativa al fatto che la holding AGSM Spa svolga sia attività in concorrenza (teleriscaldamento, gestione calore, servizi di connettività, produzione di energia elettrica anche da fonti rinnovabili, termovalorizzazione dei rifiuti) sia attività in monopolio (illuminazione pubblica).
    Se quindi è pur vero che non è bello non avere proceduto alla separazione societaria prevista dalla legge, mi pare però anche che l’infrazione probabilmente commessa non sia così drammatica: hanno di fatto “dimenticato” di cedere ad un’azienda controllata il ramo d’azienda relativo alla IP e quindi possono avere potenzialmente applicato sussidi incrociati tra l’attività in monopolio e quelle in concorrenza.
    Osservo quindi che tra le attività oggetto di indagine non rientrano né la distribuzione di energie elettrica e gas (attività regolate e remunerate da tariffe definite dall’AEEG) né l’attività libera di vendita di energia elettrica e gas, per le quali quindi tutto è stato evidentemente svolto regolamente. Per queste ragioni, se vogliamo attribuire delle etichette un po’ semplicistiche, tenderei a valutare come “veniale” il peccato commesso da Merci Dolci nel selezionare l’azienda con cui collaborare; mi pare in fondo che siano stati più accorti loro nelle valutazioni di quanto non sia stata Legambiente, sostenendo platealmente “La 220” malgrado quanto già si sapesse in merito all’assetto proprietario.
    Cordialmente.

  6. admin

    January 5, 2010 at 2:52pm

    Caro Simone o come ti chiami,
    vedo che agiti la questione del nucleare senza tener presente che la politica ha già deciso che al nucleare si ritorna a prescindere da un referendum che l’aveva bocciato e a prescindere da quante pale eoliche, pannelli fotovoltaici e altro verranno installati. Peccato, agitare così questi temi è una cosa che non serve a un dibattito che si vorrebbe serio e onesto e anche scevro da interessi di parte non dichiarati: il tuo commento mi pare contribuisca poco al dibattito e abbia anzi l’obiettivo di far pensare che i residenti nella zone del Monte dei Cucchi siano in realtà quattro gatti appoggiati da gente che ha rovinato la montagna costruendo abusivamente…
    Rispondo a questo tuo commento per pura cortesia e per rimarcare che in questo blog non sono ben tollerati gli anonimi, specie se sono portatori di interessi non dichiarati, in questo caso di Agsm Verona (o sbaglio?).
    Paolo Fior

  7. Simone

    January 5, 2010 at 2:08pm

    Ma… cosa c’entra l’eolico con l’antitrust?
    La cronaca è per l’eolico sull’appennino o per le operazioni di AGSM? Con l’occasione degli errori delle aziende critichiamo le rinnovabili?
    E’ meglio sacrificare delle piccole porzioni di zone dotate di vento…o realizzare centrali nucleari? Mini eolico e fotovoltaico… ma conoscete i veri rendimenti di questi sistemi? Quanti piccoli eolici servirebbero per farne uno solo di più grande? Quanto vento serve per far girare i piccoli piuttosto che i grandi?
    Comitato no eolico sul Monte dei Cucchi… ma quanti sono effettivamente di quelle zone? O sono i ricchi bolognesi che hanno costruito abusivamente le seconde case?
    Evviva l’Italia dei comitati

  8. admin

    January 5, 2010 at 11:44am

    @Emanuele
    Caro Emanuele,
    innanzitutto ciao e buon anno. Le critiche che muovi sono senz’altro fondate e anch’io trovo che il muro contro muro sia un’opzione sbagliata e perdente. La mia breve replica a Merci Dolci pecca senz’altro di schematismo, soprattutto perché ho voluto contenerla in poche righe. Colgo l’occasione dunque per cercare di chiarire meglio il mio pensiero. Il post su Agsm Verona e Merci Dolci ha preso le mosse da una notizia e cioè che l’Antitrust ha avviato un’istruttoria sull’azienda veronese perché questa opera sul mercato libero dell’energia senza aver effettuato le separazioni societarie previste per legge. Il dato clamoroso di questa vicenda sta nel fatto che Agsm è un’azienda municipalizzata e che né l’azienda, né l’ente locale proprieterio, né gli organi di controllo si siano accorti che stava operando sul mercato senza rispettare le norme. L’Antitrust ha aperto un’istruttoria solo perché a segnalare il problema è stato un comitato di cittadini che si oppone alla costruzione di un campo eolico sul loro territorio che è poi quello bellissimo di Monte dei Cucchi. Di qui la saldatura tra uno dei temi forti di questo blog – la legalità -, la questione energetica e i gruppi d’acquisto solidale. Merci Dolci non si è posto il problema se Agsm Verona avesse o meno le carte in regola (questo è secondario, si sono fidati), ma non si è posto neanche il problema che quel parco eolico incontrava l’opposizione di tutti gli abitanti del territorio e che quelle pale andrebbero a rovinare uno dei punti più belli dell’Appennino emiliano. Questo, essendo Merci Dolci un gruppo d’acquisto solidale, non mi pare secondario. Anzi, avrebbe potuto essere un’occasione di confronto importante tra un gruppo d’acquisto (che peraltro ha base in Umbria) e una realtà territoriale con cui le scelte d’acquisto del gruppo si trovano a confliggere. Incontrarsi, parlarsi, capirsi ed eventualmente mutare opinione (o farla mutare agli altri) non mi pare una posizione ideologica, ma un preciso dovere da parte di un gruppo d’acquisto che si voglia definire solidale. Invece questo tema non è stato minimamente preso in considerazione da Merci Dolci e nella risposta che hanno inviato e che ho pubblicato non ne fanno menzione: peccato, a mio giudizio si tratta di un’occasione perduta. Il tema però resta sul tappeto e, Merci Dolci a parte, andrà pur affrontato: come relazionarsi con il territorio (tanto più quando non siamo a chilometri “zero”)? come gestire e comporre eventuali conflitti?
    Questo è il punto che ho sollevato con i post su Agsm e Merci Dolci. Ve n’è poi un altro che riguarda le mega centrali. Non sono pregiudizalmente contrario, ma occorre tener sempre presente che siamo in Italia e che, come ho scritto riguardo alla centrale fotovoltaica di Montalto di Castro, vengono premiati sprechi e inefficienze: se le decine di milioni di euro che sono stati investiti per costruire la centrale di Montalto fossero stati utilizzati per finanziare l’autoproduzione di energia, il viterbese avrebbe raggiunto un più alto grado indipendenza energetica dalle fonti fossili e forse avrebbe creato anche qualche posto di lavoro in più. Di qui a dire che dobbiamo pensare solo alla produzione diffusa ce ne corre.
    Quanto ai costi paesaggistici, l’eolico è decisamente impattante e a mio giudizio in Italia non ci sono molti luoghi dove poter mettere a cuor leggero le pale. Io non voglio demonizzare Agsm: l’azienda veronese sta sul mercato e si comporta come tutte le altre (compreso lo scarso rispetto per le regole) ed essendo più piccola di Enel e di Edison è solo felice di dialogare con un gruppo quale Merci Dolci che può portare nuovi clienti. Io non sono contrario al dialogo con le aziende, anzi sono tra quelli che ritengono prioritario trovare un fornitore (che sia anche produttore) di energia da fonti rinnovabili per arrivare alla stipula di un contratto nazionale. L’associazione CoEnergia ci sta lavorando con una perizia e uno scrupolo un po’ diversi da quelli messi in campo da Merci Dolci con Agsm.
    A presto
    Paolo

  9. Emanuele

    January 4, 2010 at 11:38pm

    Caro Paolo,
    posso capire le tue ottime intenzioni, ma per favore stiamo attenti a non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Nell’esposizione delle tue argomentazioni pare tu dia per assodato che tutti coloro che tengono all’ambiente italiano devonno anche ritenere ecomostri l’eolico (non mini) così come gli inceneritori.
    Mi dispiace, ma non tutti coloro che tengono al nostro paesaggio la pensano così, anzi… personalmente ritengo che in questi anni siano state proprio le posizioni come queste, a mio avviso troppo ideologiche e non abbastanza realiste, a fomentare il muro contro muro con chi è pro carbone e pro nucleare.
    Alla fine a farne le spese siamo tutti, perchè proprio da questa inconciliabilità di posizioni nasce l’incapacità del nostro Paese di arrivare a definire una politica energetica di ampio respiro, che possa essere portata avanti con coerenza per più di 12 mesi.

    Per quanto riguarda l’energia, l’unica soluzione che sembri proporre sono le rinnovabili diffuse e cioè in sostanza pannelli o piccole pale su tutti i tetti. Benissimo, questo è per tutti un sogno nel cassetto: ciascuno si autoproduce l’energia di cui ha bisogno, al Sud con il sole, al mare con il vento e in montagna con la legna…. ma già nella nostra “amata” pianura Padana, priva di vento e non ricca di sole e di alberi qualche problema applicativo per questo modello si potrebbe presentare.
    Guardiamoci in faccia, dire no tout-court alle “mega” centrali eoliche significherà non poter dire no alle centrali nucleari o a carbone, perchè per ora (crisi a parte) i consumi continuano a crescere del 2% all’anno e, se non impariamo a risparmiare, l’energia in qualche modo la dobbiamo produrre. Credimi, vogliamo andare tutti nella stessa direzione, ma non si può fare a meno di accettare una certa gradualità; con la politica del “tutto o niente” a oltranza non riusciremo neanche ad imboccarla la strada giusta, figuriamoci a percorrerla.

    E quindi, in conclusione, perchè demonizzare AGSM e bocciare la scelta di Merci Dolci, se per lo meno con questa azienda si riesce a stabilire un dialogo (prova a fare lo stesso con ENEL o Edison) e ad ottenere qualche miglioramento incrementale rispetto all’offerta media del mercato? Si tratta di dare un segnale e poi di vedere se gradualmente si riescono ad ottenere anche risultati migliori, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

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