Al nocciolo della questione

Mentre il Giappone sta vivendo l’incubo Fukushima e il resto del mondo segue con apprensione gli eventi, chiude le centrali obsolete e ridimensiona i piani di sviluppo nucleare, da noi ci sono giornali che aprono l’edizione odierna con titoli del seguente tenore: “Bocchino inguaiato dalla moglie” (Libero), “La moglie sbugiarda Bocchino” (il Giornale, si fa per dire). E altri che fingono equidistanza sull’opzione nucleare in Italia, pubblicando un articolo pro e uno contro come se stessero discettando di moda o di diete estive, salvo mettere in prima pagina (Corriere della Sera) un editoriale dal titolo “La paura e la ragione” che ci spiega perché non è possibile rinunciare al nucleare. Una lettura istruttiva, non tanto per le poco originali argomentazioni di Angelo Panebianco, quanto piuttosto perché chiarisce se mai che ne fosse bisogno il ruolo della grande stampa di questo Paese. La torta del nucleare italiano vale più di 20 miliardi di euro e fa gola a molti, a partire dai soci forti del Corriere. Per non parlare di Repubblica che giusto oggi dedica l’apertura di R2 “all’altra energia”, quella cioè prodotta dalla Sorgenia del gruppo De Benedetti. La Stampa (Fiat), invece, affida il commento sulle scelte energetiche alla sagace Lucia Annunziata che ci spiega come nei prossimi anni le centrali nucleari spunteranno come funghi in ogni parte del mondo. Che sia vero oppure no è un dettaglio insignificante: ciò che conta sono i privatissimi interessi di chi controlla la stampa.
Fortunatamente la maggior parte degli italiani non si fa infinocchiare da Panebianco o dall’Annunziata (innanzitutto perché non li legge e poi perché non è scema) e il governo (che i sondaggi li legge) prova a salvarsi in corner mandando avanti un sottosegretario, Stefano Saglia, che parlando alle commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera, ha detto che “non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle Regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio”. E, com’è ovvio, c’è già la fila di Governatori che s’offrono… a partire dal nuclearista (ma a casa d’altri) Formigoni.
Quest’italianata di Saglia e la cialtronaggine del governo non devono però farci abbassare la guardia: è tempo di iniziare la campagna referendaria su nucleare e acqua pubblica. Sono cose troppo serie e importanti per lasciarle in mano a questi pericolosi farabutti e ai loro giornali.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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