La dittatura della rendita

La crisi avanza con il suo portato di disperazione, di posti di lavoro bruciati, di produzioni azzerate, mentre gli investimenti finanziari ripartono concentrandosi su temi alla moda e dal forte appeal speculativo, come l’energia da fonti rinnovabili. La nuova frontiera in questo scorcioi di fine 2009 è la vecchia frontiera di prima del fallimento di Lehman Brothers: la terra. Terre coltivabili (e in effetti coltivate) vedono raddoppiare, triplicare e in qualche caso persino decuplicare il loro prezzo. I produttori gettano la spugna: non possono permettersi di pagare affitti da 1200-1500 euro l’anno all’ettaro. I vecchi proprietari terrieri, invece, si fregano le mani e incassano il più elevato fitto pagato dalle multinazionali. Non succede solo in Africa, Asia e Sudamerica. Succede anche da noi, in Pianura Padana, divenuta ormai terra di conquista per la produzione di biogas e di carburanti “eco”.

Incastri - Foto di Carlo Tardani

Incastri - Foto di Carlo Tardani

Questa corsa uccide l’agricoltura, depaupera terra e acqua, non crea un solo posto di lavoro in più e riporta alla ribalta la vecchia figura del rentier, del nobilotto parassitario il cui unico merito è quello di aver ereditato la terra dai suoi avi. Una figura preindustriale in un mondo che si finge postindustriale e dove comandano ben altri rentier: banche e istituzioni finanziarie. E sono questi ultimi infatti a investire in questo business sotto molteplici forme, a creare nuovi strumenti e a ripescarne di vecchi per iniziare a gonfiare la bolla della green economy. Avete visto la campagna pubblicitaria del Credit Agricole? Guardate qui e inizierete a farvi un’idea del piattino che ci stanno preparando a partire dal 2010.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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