Cartolina da Riparbella

CartolinaLo scorso fine settimana sono stato in Val di Cecina su invito di un gruppo di cittadini che ha dato vita alla lista civica Insieme Per Cambiare Riparbella. Tra poco meno di due settimane si terranno le elezioni amministrative e la lista civica ha organizzato una serie di incontri pubblici con esperti chiamati da fuori per confrontarsi su alcuni temi cruciali per un Comune in cerca di rilancio dopo anni di non-amministrazione. Recupero urbanistico, territorio, rifiuti, sostenibilità, affaire eolico, turismo, agricoltura…
Ho conosciuto persone simpatiche, preparate, con una grande carica di energia positiva coniugata alla volontà di coinvolgere tutto il paese nella scelta delle priorità e nelle decisioni. Insomma, un netto cambio di stile rispetto alla passata amministrazione di centrosinistra le cui scelte – talvolta così platealmente autolesioniste da parere eterodirette – sono state spesso imposte ai cittadini senza tante discussioni.
Nonostante l’opposizione di molti riparbellini, appena sopra le case è sorto il nuovissimo impianto eolico industriale realizzato da Agsm Verona di cui ho già scritto in passato. Ho dunque accettato di buon grado l’invito della lista IPC Riparbella per rendermi conto di persona dell’impatto delle torri sul paesaggio, allargando lo sguardo a tutta la Val di Cecina, che è una zona di assoluto pregio paesistico, naturalistico e storico-architettonico (si pensi a Volterra, che dista pochi chilometri da Riparbella e domina l’intera valle).
Nel caso specifico dell’installazione Agsm, le torri sono ben visibili sopra il paese arroccato fin dal fondo valle e, salendo all’impianto, lo scempio compiuto sul crinale appare in tutta la sua evidenza: un crinale bellissimo da cui si gode un panorama straordinario della costa livornese, dell’Isola d’Elba e della Corsica è stato spianato da strade di servizio larghe anche decine di metri e da piazzole gigantesche. Nel terreno sono stati iniettati centinaia di metri cubi di cemento armato per reggere torri e pale che toccano i 140 metri di altezza su un territorio a rischio sismico e idrogeologico. Le pale eoliche hanno inferto una ferita profonda e non cicatrizzabile all’ambiente e all’avifauna, vanificando al contempo ogni possibile sviluppo dell’attività turistica sul crinale e nei suoi pressi, danneggiando le attività esistenti sul versante opposto a Riparbella e svalorizzando tutte le proprietà con vista sulle pale. Insomma, un impatto non certo neutrale sull’ecosistema, sul paesaggio e sulle attività umane che peraltro non è stato minimamente mitigato.
Su questo fronte, la passata amministrazione di Riparbella ha anzi brillato per inerzia non siglando una convenzione con Agsm Verona per ottenere mitigazioni dell’opera e qualche vantaggio per le casse comunali ed evitando accuratamente di disturbare il “manovratore” Agsm anche quando ha costruito la sottostazione elettrica grande quanto un campo da calcio nel luogo sbagliato e senza alcuna autorizzazione. Pure la sottostazione, necessaria per collegare l’impianto eolico alla rete gestita da Terna, è una ferita aperta, uno squarcio nella collina, un pugno nell’occhio per tutti coloro che hanno la sventura di abitarci vicino e che un bel mattino si sono trovati le ruspe dove mai avrebbero dovuto essere.

La legalità non è stata fatta rispettare e questo è un problema che non riguarda il solo Comune, per quanto all’epoca mal amministrato, ma che coinvolge direttamente Provincia e Regione e non solo per il caso di Riparbella, dove si arriva al paradosso di aver autorizzato un impianto in Toscana utilizzando come parametri di riferimento quelli relativi a un paesino scozzese. La Provincia di Pisa e più ancora la Regione Toscana hanno autorizzato la proliferazione dell’eolico industriale senza tenere in minimo conto il fatto che questi impianti insistono tutti nella stessa zona, con una moltiplicazione esponenziale dell’impatto paesistico, ambientale e socio-economico. Basta percorrere la strada che da Cecina porta a Volterra per rendersi conto della devastazione e, una volta giunti a Volterra, girarsi indietro a guardare il panorama dove si stagliano le pale della vicina Montecatini Val di Cecina. Se è comprensibile che Comuni con bilanci sempre più magri siano indotti a barattare qualunque cosa per un piatto di lenticchie, non è però accettabile che lo consentano enti di livello superiore, cui spettano poteri di indirizzo e di controllo. Quando ciò accade, significa che qualcosa non funziona e non è per caso che la Procura di Firenze ha iscritto nel registro degli indagati l’assessore regionale all’ambiente, Anna Rita Bramerini, il suo omologo della provincia di Pisa, Walter Picchi, e il titolare della European Wind Farms, società sviluppatrice da cui Agsm Verona (che si dichiara estranea ai fatti contestati) ha acquisito l’autorizzazione a costruire gli impianti del Carpinaccio (Firenze) e, appunto, di Riparbella. Sulle indagini, che al momento riguardano cinque impianti, tornerò prossimamente. Per intanto mi basta osservare che la Regione è direttamente coinvolta nella realizzazione dell’impianto di Montecatini, quello appunto che fa bella mostra di sé di fronte a Volterra (causa nuvolosità e pessime condizioni di luce, le foto che ho fatto non rendono molto: con il sereno le torri eoliche si notano molto di più). Eppure il paesaggio sarebbe tutelato oltre che da norme e regolamenti della stessa regione Toscana, anche da leggi nazionali e dalla stessa Costituzione (art. 9: “[La Repubblica] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”). Norme e principi sempre disattesi in Italia a favore degli interessi privati: nel caso dell’eolico la triade sviluppatori-industriali-banche che intascano milioni di euro a rendimento garantito, cui spesso si aggiunge un vasto stuolo di funzionari e politici corrotti e in vari casi anche la criminalità organizzata.
Alle comunità locali non va un euro (salvo qualche briciola al Comune), non un posto di lavoro, non un qualche beneficio, ma solo e soltanto il danno paesistico e ambientale, la perdita di valore delle proprietà e – ciliegina sulla torta – in un futuro non lontanissimo anche il problema dello smantellamento degli impianti non più produttivi. Far valere tra qualche decennio le fidejussioni presentate oggi dalle srl che gestiscono l’eolico non sarà semplice (questo lo sanno tutti, ma nessuno lo dice) e i costi di ripristino rischiano appunto di gravare sulla collettività, con il risultato che chissà per quanto tempo i fatiscenti scheletri di una tecnologia ormai obsoleta resteranno sui nostri crinali. Sono i frutti di una politica miope, che guarda solo all’oggi e agli interessi di bottega, anziché al domani e agli interessi della colletività. C’è da augurarsi che la voglia di cambiamento che si respira in tanti piccoli comuni si traduca in voti, in buona politica e in buona amministrazione. Un in bocca al lupo agli amici di Riparbella.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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