Citoyens, reveillons-nous!

Citoyens, reveillons-nous!

Quando le democrazie hanno paura della democrazia può accadere di tutto. Di solito capita il peggio. E’ la cronaca di questi giorni, con Stati sovrani che buttano alle ortiche una solida tradizione di neutralità e di civiltà pur di compiacere gli Stati Uniti, prestandosi al giochetto sporco di spiccare un mandato di cattura internazionale nei confronti di Julian Assange. Povera Svezia e, soprattutto, poveri tutti noi. Ci sono prestigiose multinazionali della finanza che chiudono su due piedi i rapporti con Wikileaks impedendo così al sito di ricevere finanziamenti per abbatterlo, strozzarlo, impedirgli di pubblicare altri documenti. Mastercard sostiene di averlo fatto di propria iniziativa senza subire alcuna pressione da parte del governo statunitense (ma ha omesso di spiegare i motivi della sua decisione); Pay Pal, invece, ha ammesso di essersi piegata a pressioni e richieste dirette del Dipartimento di Stato Usa (sinceri, ma si sono piegati). C’è la banca della Posta di una nazione neutrale come la Svizzera che, appigliandosi a un cavillo, ha bloccato i conti di Assange. Tutti uniti nella caccia all’uomo. Ci rendiamo conto che in questo democraticissimo Occidente basta mostrare che il Re è nudo perché tutti si uniscano al Re per schiacciarti come una formichina fregandosene di diritti e Costituzioni? Se passa questo è perché a quasi tutte le latitudini del mondo industrializzato i cittadini hanno abdicato al loro ruolo, lasciandosi mollemente trasformare in consumatori. E i consumatori non hanno alcun peso politico. Se passa questo è perché l’analfabetismo di ritorno è ormai talmente marcato che molti credono che i loro diritti siano quelli di cui parla una nota catena di elettrodomestici (“Il televisore lcd full hd è un tuo diritto”) e non quelli universali dell’uomo. Diritti fondamentali e inalienabili. Nel caso di Assange-Wikileaks la presunta “democrazia da esportazione” sta perpetrando contro un uomo e contro se stessa un crimine gravissimo. A minacciare davvero l’America è l’America, incapace di ridere di se stessa, dei suoi cablogrammi, della grettezza dei suoi interessi, delle sue debolezze la più grande delle quali è l’uso costante (e perdente) della forza per sbrogliare qualunque matassa. La vicenda Wikileaks – non ho dubbi in proposito – sarà l’ennesimo boomerang per gli Stati Uniti e per tutti coloro che gli sono andati dietro, ma se noi cittadini non ci svegliamo (e in fretta!) avremo sempre meno spazi di libertà, meno informazione, meno diritti e meno democrazia. E da consumatori a sudditi o, peggio, a servi della gleba il passo è piuttosto breve.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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