Coltivare è un atto rivoluzionario

Ieri sera tornando a casa ho trovato una bellissima sorpresa: nella cassetta della posta c’era L’Orto diffuso, libro fresco di stampa di cui è autrice l’amica e collega Mariella Bussolati. Fin dal sottotitolo (“Dai balconi ai giardini comunitari, come cambiare la città coltivandola”), L’Orto diffuso è un invito all’azione oltre che racconto di esperienze italiane ed estere. “Il fatto è – scrive Mariella – che il giardinaggio è diventato radicale ed è in fin dei conti un’azione di resistenza contro modelli di paesaggio e consumo che tendono a preferire l’inorganico e il commerciale alla vita e ai contenuti da essa espressi”. Già, il giardinaggio, un’attività classificata come hobby e che negli ultimi anni ha assunto invece una forte valenza sociale e politica dando vita a un eterogeneo movimento internazionale. Un movimento che già oggi sta producendo cambiamenti importanti nella cultura e nella vita di tutti i giorni. Chi l’avrebbe detto che coltivare ortaggi e fiori avrebbe potuto produrre una consapevolezza così profonda riguardo al mondo in cui viviamo, a ciò che mangiamo e anche spingere le persone a unirsi per fare concretamente qualcosa per trasformare il luogo in cui si abita. Una rivoluzione gentile, ma non per questo meno radicale poiché mette in crisi modelli economici e sociali. Il giardinaggio è educazione alla bellezza, al rispetto, e genera benessere fisico e psicologico cose di cui abbiamo oggi sempre più bisogno ed è forse anche per questo che la rivoluzione “gentile” sta guadagnando sempre più adepti. L’Orto diffuso, prima che un libro, è un bel progetto nato nel 2009 nell’ambito di un gruppo di acquisto solidale di Milano: questo è il suo manifesto. Edito da Orme Edizioni, L’Orto diffuso è anche ricco di consigli pratici su come coltivare negli spazi che si hanno a disposizione (ad esempio il balcone di casa) e anche in altri spazi, non meno disponibili ma da “conquistare” alla pratica del giardinaggio: fazzoletti di terra abbandonati che possono (anzi debbono) diventare giardini comunitari contribuendo così a migliorare il proprio quartiere e la propria città non solo da un punto di vista estetico, ma anche da quello delle relazioni umane. Leggete L’Orto diffuso e lasciatevi contagiare dal morbo rivoluzionario.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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