Copiamo Calgary

I bambini della 'McKenzie'

Bambini delle elementari che di venerdì cucinano il loro stesso pranzo utilizzando come ingredienti molti dei vegetali che coltivano in classe o in cortile: potrebbe essere la scuola del Parco Trotter a Milano, invece è Calgary, Canada. Una metropoli che più diversa da Milano non potrebbe essere, ma dalla quale potremmo utilmente copiare alcuni programmi di educazione alimentare ed ambientale validi universalmente e molto poco costosi.
Da anni a Calgary fanno un’Expo sull’ambiente coinvolgendo le scuole che partecipano con loro progetti. Quello della McKenzie Lake School è iniziato ben prima dell’Expo 2012, con i cosiddetti “Fun Food Fridays”, i venerdì in cui i bambini imparavano a cucinare il loro pranzo: un modo straordinario per fare educazione alimentare perché oltre a imparare ricette e proprietà degli ingredienti, i bambini hanno anche iniziato a mangiare cose che prima, in mensa, scartavano e che invece, cucinate da loro, “hanno tutto un altro sapore”. E su questo progetto se n’è innestato un altro proprio in vista dell’Expo ambientale che si terrà a luglio: uno studio volto ad accertare se le verdure coltivate utilizzando luci alimentate da pannelli solari crescono più in fretta delle loro omologhe esposte alla luce naturale. Come i bambini hanno potuto verificare, le differenze sono minime ma intanto hanno appreso moltissime cose sull’energia e hanno imparato a coltivare in cortile e in classe le verdure che, poi, con grande soddisfazione hanno mangiato, chiudendo così il cerchio. Altre scuole di Calgary hanno lavorato su altri fronti, come la Monsignor E.L. Doyle dove i bambini hanno imparato a monitorare i consumi di energia e a introdurre i principi-base del risparmio energetico sia a casa sia a scuola verificando dati alla mano i risparmi in bolletta: un bel modo per educare anche gli adulti; gli studenti della St. Rose of Lima lavorano su compost e lombricoltura, alla Calgary Science School studiano come rendere a “impatto zero” le attività della propria classe, alla Blessed Cardinal Newman studiano come ridurre la loro produzione di rifiuti abbattendo l’impatto sull’ambiente di molte attività quotidiane e alla St. James, invece, stanno lavorando su progetti individuali con l’idea che i comportamenti di ognuno possono contribuire molto a rendere più sostenibile il pianeta: così ci sono ragazzi che fanno i volontari in varie organizzazioni, altri che organizzano raccolte fondi per progetti di protezione ambientale, altri ancora che insegnano a non sprecare acqua e persino chi è entrato in contatto con studenti di Grenada (Caraibi) per studiare i sistemi più efficaci per proteggere la barriera corallina.
Ora il 2015 si avvicina e il tema dell’Esposizione Universale – “Nutrire il pianeta” – è in perfetta sintonia con questi programmi. Perché aspettare? Talvolta, per fare bene, basta copiare e giocare d’anticipo ci consentirebbe di fare almeno una cosa utile (educare da subito bambini e ragazzi alla sostenibilità) tra le molte, inutili, che l’Expo purtroppo porta con sé.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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