Emma fa la guerra (a se stessa)

Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia

La nostra è una scelta storica, una risposta forte alla criminalità e al lavoro nero” ha detto ieri Emma Marcegaglia annunciando che Confindustria ha avviato la “tolleranza zero” nei confronti dei suoi aderenti che pagano il pizzo e non denunciano gli estorsori e dei molti collusi con la criminalità organizzata. Regole più stringenti che vanno dalla sospensione all’espulsione degli aderenti e che danno facoltà alle associazioni territoriali di costituirsi parte civile nei processi che coinvolgono imprenditori collusi.
Sarà una cosa seria? Francamente ne dubito: se Confindustria iniziasse davvero a dar battaglia – cosa peraltro auspicabile – si ritroverebbe ben presto a corto di aderenti a partire dalle regioni del Nord e dovrebbe peraltro decapitare i vertici di alcune associazioni di categoria: un nome per tutti, quello di Pietro Colucci, presidente di Fise-Assoambiente e a capo di un impero che spazia dai servizi ambientali (Waste Italia) alla produzione di energia da fonti rinnovabili (Kinexia). Colucci è attualmente sotto processo per reati molto gravi, ma Confindustria non ha ritenuto di sospenderlo dalla carica nemmeno in via cautelare.

Il fatto è che Emma Marcegaglia testimonial della battaglia per la legalità non è credibile: oltre all’inchiesta mantovana su 17 conti esteri e su decine di milioni di euro di fondi neri riferibili alla sua famiglia, il fratello del presidente di Confindustria, Antonio, è indagato a Trento per associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e, in qualità di amministratore delegato della Marcegaglia Building spa (un’altra azienda di famiglia), avrebbe formato un cartello con altre imprese per suddividersi il mercato italiano dei guard rail. Sempre Antonio Marcegaglia, poi, ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena per il reato di corruzione avendo pagato una tangente da 1 milione 158mila euro al manager di Enipower Lorenzo Marzocchi per assicurare alla Marcegaglia spa una fornitura da 127 milioni di euro. Antonio Marcegaglia non è Emma, beninteso, e la responsabilità penale è personale, però non può certo sfuggire che Emma Marcegaglia è presidente di Confindustria per il fatto che ha alle spalle l’omonimo gruppo industriale di famiglia in cui appunto opera il fratello. Se tutti concordano sul fatto che la criminalità organizzata costituisce una vera e propria zavorra per l’economia legale e frena lo sviluppo del Paese, cosa ne dice Emma del cartello industriale sui guard rail messo in piedi dal fratello per conto della Marcegaglia Buliding spa? E delle tangenti pagate da Marcegaglia spa per assicurarsi forniture da centiania di milioni? Le tangenti inquinano meno del pizzo? E i cartelli non soffocano il “libero” mercato? Se Confindustria facesse davvero sul serio potremo assistere allo spettacolo di un presidente degli industriali che espelle se stesso e le aziende di famiglia in nome della battaglia per la legalità. Accetto scommesse….

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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