Il bilancio Agsm, i revisori e la politica

Pallottoliere - Photo by Derrick Coetzee

Pallottoliere – Photo by Derrick Coetzee

Il bilancio 2011 di Agsm Verona spa conferma con ancora maggior forza il problema dei controlli contabili e della sostenibilità dell’annunciato maxi-piano di investimenti (260 milioni di euro in quattro anni, di cui oltre 82 milioni nel solo 2012). Nella relazione al bilancio, gli amministratori segnalano che nel 2011 l’Authority per l’Energia ha aperto un procedimento sanzionatorio nei confronti di Agsm e di due controllate, ma non si soffermano sui rilievi che l’Autorità ha mosso sulle disinvolte pratiche contabili del gruppo: è comprensibile. Molto meno comprensibile invece che questa delicatissima questione non venga minimamente considerata nella relazione del collegio sindacale e, sopratutto, in quella della società di revisione. Non erano forse a conoscenza della deliberazione dell’Authority? Per comodità ne riportiamo i passaggi salienti: “[…]le operazioni di finanziamento infragruppo avvengono in favore della capogruppo e della Agsm Energia a condizioni diverse da quelle di mercato ed in particolare senza limiti di fido e piani di rimborso”. E ancora: “[…]non ci sono contratti formalizzati relativi alle attività di finanziamento intercompany”e “[…]non esiste documentazione ufficiale circa le modalità di dettaglio per la determinazione del pricing”.
Per capire quanto sia rilevante questa questione basta guardare i flussi finanziari e, in particolare, il flusso di cassa da variazioni del capitale circolante e leggere cosa scrivono gli amministratori nel bilancio 2011: “La variazione del capitale circolante ha liberato liquidità per euro 17,5 milioni a fronte di un assorbimento di euro 25,7 milioni dell’anno precedente, anche in dipendenza dei rapporti commerciali e finanziari intercompany”. Non avete capito? Significa che da un anno con l’altro i rapporti infragruppo hanno avuto un impatto (positivo) per Agsm Verona di 17,5 milioni di euro, che non sono esattamente noccioline. Da notare che i debiti verso le società controllate sono diminuiti dai quasi 42 milioni del 2010 ai 28,6 milioni nel 2011 (-13,3 milioni di euro) e che contestualmente i crediti sono invece saliti da 40,8 a 47,2 milioni di euro: di questi la grossa parte non sono i 13,2 milioni di credito per la fornitura di energia elettrica prodotta (come scrivono gli amministratori), bensì i 20,3 milioni di euro di credito finanziario vantato dalla capogruppo nei confronti di Agsm Energia. Insomma, per Agsm Verona (i cui ricavi ammontano a poco più di 155 milioni di euro e i cui debiti finanziari lordi si attestano intorno ai 290 milioni di euro) 28,6 milioni di debiti nei confronti delle società controllate rappresentano circa il 10% del debito finanziario lordo, mentre 47 milioni di crediti verso le controllate rappresentano il 54% dei crediti totali (87,6 milioni). Può quindi la società di revisione PricewaterhouseCoopers ignorare i rilievi fatti dall’Authority per l’Energia? E’ ragionevole che nella relazione di certificazione nulla si dica riguardo alle partite infragruppo che hanno così sensibilmente influenzato il bilancio 2011 (ed anche i bilanci precedenti)?
A queste domande se ne accompagna un’altra: possibile che la forte crescita dell’indebitamento bancario registrata nel corso dell’anno nulla abbia a che fare con la drastica riduzione dei debiti verso le controllate? Il debito netto verso le banche è cresciuto di 20,9 milioni nel 2011, attestandosi alla ragguardevole cifra di 243,1 milioni di euro (più di una volta e mezza i ricavi da vendite) e ha prodotto un’impennata degli oneri finanziari netti, passati dai 5,3 milioni del 2010 ai 7,8 milioni del 2011 (+47%). Hai voglia a dire che il calo degli utili è stato determinato dall’aumento dei prezzi delle materie prime: anche la gestione finanziaria di Agsm ha fatto la sua parte e la tendenza è quella ad aumentare ancora indebitamento e oneri finanziari, come scrivono nella loro relazione gli stessi amministratori: “Le aspettative del 2012 confermano un tendenziale incremento del deficit finanziario, poiché gli investimenti previsti non trovano completa copertura nell’autofinanziamento disponibile, che genererà un parallelo graduale aumento degli oneri finanziari”.
Quello che va tenuto bene a mente è che Agsm Verona è sì una spa, ma è controllata al 100% dal Comune di Verona, socio pubblico, che nomina amministratori e sindaci e dà precise linee di indirizzo alla società. Tra queste, l’avvio dell’integrazione tra il gruppo dell’energia e Amia, la società che si occupa della gestione dei rifiuti, anch’essa controllata al 100% dal Comune di Verona. Quest’operazione – inizialmente non prevista nel piano d’investimento 2012 – avrà effetti molto rilevanti per le casse comunali, ma anche sulla struttura del debito di Agsm, visto che tecnicamente sarà proprio Agsm ad acquistare la totalità del capitale di Amia dal comune guidato dal sindaco leghista Flavio Tosi. Potendo contare sulla totalità delle azioni e su amministratori da lui stesso nominati (segretario provinciale della Lega, per dire, è il ragionier Paolo Paternoster, attuale presidente di Agsm Verona che ha in precedenza guidato Amia), Tosi non avrà problemi a far passare un’operazione che definire “tra parti correlate” è riduttivo. Quando la giostra delle acquisizioni e fusioni sarà terminata, un vero e proprio fiume di denaro sarà arrivato alla politica e alle banche che, come sempre, incasseranno laute commissioni. Ma la storia insegna che la passione di Verona per la finanza può essere tutt’altro che indolore, come ben sanno dalle parti del Banco Popolare.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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