Il nuovo governo e i costi del “Fare”

Corrado Passera

Oggi è il giorno del governo Monti e non si può non parlarne. Non mi interessa ripetere cose già dette da altri o dare un mio giudizio (chissenefrega), quanto piuttosto concentrarmi su una coincidenza (?): proprio oggi, in contemporanea con l’incontro al Quirinale tra Monti e il presidente Napolitano, è stato presentato a Roma uno studio prontamente rilanciato dalle agenzie di stampa:

Non fare le infrastrutture è costato all’Italia 24 miliardi in tre anni, dal 2009 al 2011, ovvero una “bolletta occulta” di 130 euro all’anno per ogni cittadino. E’ quanto emerge dai risultati dello Studio 2011 dell’Osservatrorio “I costi del non fare”, presentato oggi a Roma durante un convegno sul “Il rilancio delle infrastrutture. Siamo ad una svolta?”. Malgrado ciò, sottolinea il rapporto, le opere fatte in questi tre anni, hanno comunque permesso di evitare altri 50 miliardi di costi.

Un tempismo perfetto, considerata la caratura dell’esecutivo “tecnico” presieduto da Monti e soprattutto la scelta di affidare non solo il ministero dello Sviluppo, ma anche quello alle Infrastrutture e Trasporti all’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. Uno che di Trasporti e Infrastrutture se ne intende avendo partecipato da protagonista all’operazione “Alitalia” promossa da Berlusconi appena prima di diventare presidente del consiglio ed essendo (come gruppo Intesa Sanpaolo) azionista e finanziatore di quasi tutti i progetti infrastrutturali promossi in Italia. Sarà un caso, ma Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (gruppo Intesa Sanpaolo) è tra i promotori dell’Osservatorio dei “Costi del Non Fare” e del convegno di cui sopra assieme a Impregilo, Ance, Veolia, Enel, Eni, Terna… Altro che governo tecnico: da oggi il partito degli affari – che non ha colore, se non il grigio delle banche – se le suona e se le canta senza più argini. Il conflitto d’interessi viene elevato all’ennesima potenza (altro che leggi per arginarlo!) e presto scopriremo a nostre spese e sulla nostra pelle a quanto ammonteranno i costi del “fare” come vogliono questi signori. Forse eviteremo il default del Paese (ma non è per niente detto), sicuramente ci ritroveremo più poveri di prima e con un territorio ancor più cementificato e devastato. Complimenti alla regia.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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