Il Trotter e il paradosso della bomba

imageDa quando la paura ha iniziato a condizionare pensieri e comportamenti? A memoria mia, mai prima d’ora un episodio tanto grave quanto il ritrovamento di una bomba a mano nel prato di una scuola era passato così sotto silenzio. Certo, in questi casi la prudenza è d’obbligo e bisogna stare attenti a non creare inutili allarmismi, ma informare e ragionare sull’accaduto fa parte dei doveri elementari di chi fa informazione. Qui in quartiere, dove siamo in molti ad avere i bambini a scuola al Trotter, in questi giorni della bomba si è parlato sottovoce, poco e malvolentieri. Credo che questo sia dovuto a diversi fattori, non ultimo il timore di alimentare strumentalizzazioni politiche sul tema della sicurezza, ma al fondo – secondo me – c’è dell’altro. Interrogarsi sulla bomba costringe ad aprire gli occhi sul vissuto quotidiano proprio e dei propri figli, sul quartiere, sul disagio. E a fare bilanci, anziché sforzarsi sempre e comunque di guardare
il lato bello e le cose buone (che qui tra Via Padova e Viale Monza sono comunque molte). Come testimoniano le numerose denunce dell’Istituto Scolastico Casa del Sole, dell’Associazione Amici del Parco Trotter e del Comitato Genitori, la questione sicurezza al Parco e in quartiere non è mai stata presa sottogamba: è stata chiesta attenzione, sono state fatte proposte (anche oggi, cliccate qui). In passato si è risposto con pattuglie che giravano inutilmente tra i bambini in orario scolastico, mentre nelle ore restanti stazionavano in alcuni punti del quartiere producendo come unico effetto quello di spostare i traffici di qualche metro più in là. Oggi ci troviamo però nel bel mezzo di un paradosso: l’amministrazione Pisapia ha deciso di tenere fede alle promesse elettorali investendo sulla riqualificazione del Parco Trotter e delle sue strutture, identificando nella scuola, nell’associazionismo e nel sociale un modello per la città in tema di vivibilità e dunque anche di sicurezza, ma il Parco e il quartiere sono praticamente fuori controllo. Difficile fare una contabilità della violenza spiccia, ma giusto per dare un’idea domenica mattina in Via Padova è stato rinvenuto un cadavere tra le auto e ventiquattrore dopo, cioè ieri, al Parco Trotter è stata stuprata una donna. Cosa c’entra questo con la bomba? Tutto e niente. Tutto, perché non si può certo pensare che il Trotter sia la Svizzera e la bomba arrivi da Marte, niente perché nessuno crede che il disagio – per quanto forte – abbia prodotto un emulo di Unabomber. E allora da dove arriva questa bomba? Difficile credere alle versioni ufficiose che accreditano come fatto quasi “normale” l’abbandono di bombe per la città, difficile anche immaginare tizi che girano con una granata in tasca e che, magari temendo un controllo, la lanciano da qualche parte oltre una cancellata. Però gli arsenali della criminalità organizzata sono pieni (anche) di bombe a mano, arma che non è di uso comune in rapine & Co. ma che può dare un utile segnale, specie in un luogo dove il Comune ha deciso di investire diversi milioni di euro anche in vista dell’Expo. Al solito, follow the money.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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