In 150.000 contro tutte le mafie

Corso Europa. Milano - Giornata della memoria per le vittime di mafia

Tanti? Pochi? Il minimo garantito per coltivare la speranza in un futuro migliore. Tanti giovani soprattutto – e ciò è bene – e parecchi anziani. Chi si è visto poco, che in piazza quasi non c’era, è la mia generazione: i quarantenni. E questo non è affatto un buon segno.

Una persona speciale

Il disimpegno produce vuoti la cui pericolosità si era iniziata a intuire già anni fa e che oggi ci appare in tutta la sua drammatica realtà. Vuoti politici e vuoti morali che ci hanno precipitato in una palude in cui sprofonda sempre più rapidamente la coscienza civile e democratica del Paese.
L’incapacità di reagire, di opporsi. L’incapacità di dire semplicemente “no, io non ci sto”. Essere in piazza oggi era una necessità che ancora in troppi hanno disatteso. La Milano civile e democratica continua a essere un ricordo del passato, mentre il presente vede una metropoli amorfa, chiusa nelle sue ridicole paure.
In Piazza Duomo mi sono quasi commosso quando dal palco una ragazza ha letto un brano che ho subito riconosciuto e che mi pare sia rimasto nei cuori e nelle menti di pochi. Se così non fosse non saremmo mai arrivati a questo punto. Le parole sono quelle di Giuseppe Fava, giornalista e scrittore, fondatore de “I Siciliani”, assassinato a Catania dai killer di Nitto Santapaola il 5 gennaio 1984:

Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.
(Pippo Fava, 1981)

Ragazza che legge il testo di Pippo Fava

Basta aver presente cosa sono i giornali e, peggio ancora, le televisioni oggi per rendersi conto di cosa sia diventata l’Italia e la sua democrazia. Quella di Fava era ed è dunque un’utopia? Se le persone perdono la capacità di indignarsi non c’è giornalismo che tenga: si aprono solo le porte alla violenza e ai soprusi.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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