La diga sul Po ha tenuto: fermata l’onda nera

Finalmente una buona notizia: il 90-95% del petrolio che dal Lambro si è travasato nel Po e che minacciava di raggiungere l’Adriatico è stato fermato nei pressi di Piacenza, grazie alla diga della centrale Enel. Scampato pericolo quindi per le altre province dell’Emilia e del Veneto e soprattutto per il delicatissimo equilibrio dell’ecosistema del Delta del Po. Il bilancio dei danni però è pesantissimo e non consola il pensare che se lo sversamento fosse successo tra qualche settimana, quando gli agricoltori inizieranno a irrigare i campi, il disastro sarebbe stato di portata ancora maggiore. Ora il fiume va risanato e occorrono fatti concreti a partire dall’accertamento delle responsabilità di quanto accaduto alla ex raffineria di Villasanta, compresa la totale assenza di controlli. Ancora non si sa chi e perché ha aperto i rubinetti, ma è chiarissimo che la società della famiglia Tagliabue cui appartengono le cisterne ha dichiarato il falso (cioè che il deposito conteneva meno di 2500 metri cubi di gasolio) per non essere costretta a rispettare la direttiva Seveso. I Tagliabue dunque sono i primi responsabili di quanto accaduto e con loro la Regione che non ha effettuato i controlli.
Per questo è importante partecipare domani mattina, sabato, alla mobilitazione straordinaria indetta da Legambiente al Parco Lambro (ore 11.30), mobilitazione cui hanno aderito già molte personalità pubbliche e molte associazioni ecologiste. “Vogliamo esprimere il nostro dolore e la nostra rabbia per la selvaggia aggressione al fiume Lambro, alle sue sponde, al fragile ecosistema che, faticosamente, stava cercando di recuperare la sua vitalità dopo decenni di inquinamento – dicono Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente e Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia –. La catastrofe ecologica di questi giorni rischia di vanificare l’opera di risanamento necessaria per riportare in vita il fiume più inquinato d’Italia. Noi non ci rassegniamo e chiediamo una risposta rapida e determinata alle istituzioni. Per questo lanciamo un appello a tutte le forze sane del Paese, agli imprenditori, alle associazioni, agli amministratori locali e regionali, al Governo, al mondo della politica, della cultura, dello spettacolo e ai semplici cittadini, perché ciascuno si impegni in una straordinaria opera di attenzione e risanamento del fiume e del suo territorio”.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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