La guerra santa dei Signori della minerale

Acqua bene comune

Prima la magistratura romana, poi il ministero della Salute. E’ guerra senza esclusione di colpi all’acqua in “caraffa”, che risulterebbe povera di sali minerali utili per l’organismo e addirittura potenzialmente pericolosa per la salute umana. Vero? Falso? Dopo anni di indagini, perizie e controperizie, nessuno sembra in grado di dirlo con certezza, ma periodicamente qualcuno contribuisce a risollevare il polverone. Oggi appunto è il ministero della Salute con un provvedimento che comprende, oltre alle caraffe, anche gli impianti di filtraggio domestici e quelli utilizzati dai ristoranti. I produttori dovranno obbligatoriamente informare i cittadini per “consentire scelte di acquisto consapevoli” ed avranno sei mesi di tempo per omologarsi al nuovo regolamento.
Giusto occuparsi di sicurezza alimentare e pretendere che i produttori diano un’informazione corretta ai cittadini, ma tanto interesse sembra un po’ curioso visto che stiamo parlando di un consumo di “nicchia” che supera a stento il milione di filtri l’anno e che coinvolge quindi poche centinaia di migliaia di persone. Forte il sospetto che in manovra ci sia la lobby delle acque minerali: siamo pur sempre in Italia, primo Paese produttore e primo mercato mondiale dell’acqua in bottiglia, un mercato che secondo i dati 2010 dell’associazione di categoria dei produttori supera i 12 miliardi di litri per un fatturato di settore di circa 2,1 miliardi di euro. I soli italiani consumano la bellezza di 186 litri pro capite di acqua minerale l’anno per un totale di 11,1 miliardi di litri. Il dato è impressionante, ma da solo non basta a capire. Un litro di acqua minerale imbottigliata costa al pubblico quasi come 1000 litri di acqua del rubinetto: per usare un eufemismo potremmo definirlo un business altamente redditizio che, non a caso, investe massicce risorse in pubblicità. Qualunque consumo alternativo non può che essere ritenuto una vera e propria minaccia dai “Signori” della minerale che infatti qualche anno fa – al comparire dell’acqua “mineralizzata” nei ristoranti – avevano inneggiato alla guerra Santa e si erano anche rivolti alla magistratura denunciando presunti pericoli per la salute umana. Oggi sembra accadere qualcosa di analogo con le caraffe, con una differenza: chi passa alla caraffa smette per sempre di acquistare acqua minerale. Un comportamento virtuoso da tutti i punti di vista, perché risparmio a parte (e non è poco in tempi di crisi…), quello delle minerali è un settore a forte impatto ambientale per via del trasporto, della produzione e dello smaltimento di oltre 6 miliardi di bottiglie l’anno. Io la caraffa la uso da anni e bevo anche l’acqua del rubinetto tout court (a Milano è ottima, la caraffa mi serve per togliere il calcare), ho eliminato il peso e il fastidio della gestione delle bottiglie e nel mio piccolo con questa scelta di consumo contribuisco a generare meno rifiuti e meno emissioni. Pensateci anche voi.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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