La vita, la terra, la luna e l’abbondanza

Nella campagna di Asciano - Foto di Carlo Tardani

E’ da giorni che canticchio questa canzone. L’ho amata da ragazzo, la amo ancora. La dedico a questo Paese malandato, incapace di scrollarsi di dosso questa cappa pesante e nefasta. Ne riporto solo un passaggio lasciando a voi l’onere di ricordarvi (o di cercarvi il resto); è il passaggio che trovo più significativo nel contesto attuale. Sarebbe bello se a canticchiarlo fossimo in molti.
Paolo Fior

Siamo noi a far ricca la terra,
noi che sopportiamo la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo a raccolto cotone riso e grano
e noi piantiamo il mais su tutto l’altopiano
Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane
le nostre braccia arrivano ogni giorno più lontane
Dai noi vengono i tesori alla terra carpiti
con ché poi tutti gli altri restano favoriti
E siamo noi, noi a far bella la luna
con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro
Quella vita che gli altri ci respingono indietro come un insulto,
come un ragno nella stanza
Riprendiamola in mano, riprendiamola intera
riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza

(Claudio Lolli, Ho visto anche degli zingari felici)

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