Le Scienze, l’informazione e il nucleare

Sono un lettore appassionato di Le Scienze, l’edizione italiana di Scientific American, e trovo spesso condivisibili i suoi editoriali oltre che molto interessanti gli articoli. Il numero attualmente in edicola dedica la copertina all’energia nucleare o, meglio, al “nucleare dopo Fukushima” e si apre con un editoriale del direttore, Marco Cattaneo, dal titolo Democrazia dimezzata.

Referendum 12 e 13 giugno 2011 - Foto di Cosma Marita

L’editoriale sferza la stampa nazionale rea di aver alimentato in questi mesi un dibattito con toni da derby calcistico e di aver abdicato al proprio dovere di informare, al punto che molti di noi – scrive Cattaneo – si recheranno alle urne il 12 e il 13 giugno “senza aver avuto accesso a un’informazione scevra da pregiudizi e fondata su fatti condivisi”. E, conclude, “una democrazia priva di un sistema dell’informazione affidabile e credibile è una democrazia dimezzata”.
Condivido e sottoscrivo l’opinione di Cattaneo. E aggiungo che nel sistema radiotelevisivo le cose sono andate e vanno anche peggio rispetto all’informazione di carta, con l’aggravante che per la maggior parte degli italiani la tv è l’unica fonte d’informazione. La democrazia è dimezzata non solo per questo, ma anche e soprattutto perché la maggior parte degli elettori non sa – nucleare a parte – su quali altri quesiti è chiamata ad esprimersi (a Milano, ad esempio, oltre ai 4 referendum nazionali ce ne sono 5 locali…). Io sul nucleare e sugli altri quesiti ho le mie idee, ma non credo di esprimere un giudizio ideologico dicendo che questa volta anche Cattaneo e Le Scienze sono caduti nella trappola dell’informazione parziale. Il primo articolo sul nucleare spiega molto bene cos’è accaduto a Fukushima e il secondo analizza in dettaglio pregi e difetti dei sistemi di sicurezza delle centrali di nuova generazione, ma manca il terzo anello della catena: la questione delle scorie. Nel suo editoriale Cattaneo sostiene che la scelta non è tra energia da fonti rinnovabili e nucleare, ma tra nucleare e combustibili fossili. E se questi ultimi sono considerati responsabili della produzione dei gas serra, probabili colpevoli del riscaldamento globale, soggetti a pazzesche fluttuazioni di prezzo, nonché tendenzialmente votati all’esaurimento, è ovvio che non resta che l’opzione nucleare per garantire il soddisfacimento della domanda energetica. Questo modo di considerare il problema, però, è fuorviante perché dal campo del ragionamento è stata esclusa a priori la questione delle scorie, questione tutt’ora irrisolta e che ha un impatto dirompente sia sulla sicurezza complessiva della filiera nucleare sia sui costi di questa fonte energetica. Dispiace che un giornalista e una testata che stimo (e che continuerò a leggere con interesse) cada nello stesso vizio di parzialità che caratterizza il nostro panorama editoriale e che non dia conto del fatto che in questi mesi molti Paesi, a partire dalla Germania, hanno deciso di abbandonare il nucleare. Quanto all’Italia, mi auguro che i referendum raggiungano tutti il quorum e che, oltre a confermare il no al nucleare, l’elettorato si esprima a favore dell’acqua pubblica e mandi definitivamente in soffitta il “legittimo impedimento”.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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