Legambiente, l’eolico e gli impresentabili

Legambiente è un’associazione che stimo per tante ragioni, ma soprattutto per le cose che fa a difesa dell’ambiente e del territorio, per le grandi e piccole campagne di educazione ambientale, per le coraggiose denunce da cui sono scaturite molteplici indagini giudiziarie sulle ecomafie. Proprio per la stima che ho dell’associazione e di tanti suoi membri, mi sono spesso chiesto se la mia personale posizione sull’eolico industriale (secondo me ha un forte impatto paesaggistico che lo rende scarsamente compatibile con buona parte del territorio italiano) non sia in realtà un “no” aprioristico scarsamente motivato e motivabile. Continuo a interrogarmi tutt’ora e proprio per questo la settimana prossima (meteo permettendo) andrò a Bologna e sull’Appennino emiliano per parlare con favorevoli e contrari all’impianto eolico che Agsm Verona intende costruire nella zona del Monte dei Cucchi (a proposito, Agsm Verona è stata poi sanzionata dall’Antitrust per non aver effettuato le separazioni societarie previste per legge, circostanza a suo tempo denunciata dal Comitato del Monte dei Cucchi).

Tornando a bomba, cioè a Legambiente, non posso non dirmi sorpreso per il convegno organizzato oggi a Roma il cui titolo parla da solo (“Il vento fa bene all’Italia”): una kermesse sfegatatamente proeolica dove, tra le altre cose, è stato presentato un libro fotografico (“Sterminati giganti? La modernità dell’eolico nel paesaggio italiano”, edito da Alinea) con l’obiettivo di dimostrare come l’eolico “possa ben integrarsi nel paesaggio e aprire uno scenario di innovazione e riqualificazione per i territori”. Nella migliore delle ipotesi mi viene da dire che questa posizione di Legambiente è altrettanto ideologica e ben più acritica rispetto a quelle propugnate da molte associazioni ambientaliste e comitati “contro”, sprezzantemente liquidati dai vertici nazionali di Legambente alla stregua di novelli “Don Chisciotte”. A ben vedere però al convegno sono stati chiesti esplicitamente a Terna investimenti immediati per adeguare la rete e favorire la crescita dell’eolico (a spese di Terna naturalmente, non degli imprenditori che costruiscono i parchi eolici), mentre lo sviluppo selvaggio delle pale eoliche non sembra destare preoccupazione alcuna se non per dire che è colpa del governo che non emana le Linee Guida nazionali. Chi continua a spingere sull’acceleratore e lascia che interi pezzi di territorio vengano devastati (coste sarde comprese) invece non c’entra niente. Al convegno c’era il gotha dell’industria eolica, i politici che più si sono distinti per la loro azione lobbystica a favore dei parchi industriali e, come se non fosse successo nulla, l’iniziativa è stata ancora una volta organizzata  in collaborazione con l’Anev, l’associazione a un tempo confindustriale e “ambientalista”, guidata fino a pochi mesi fa da Oreste Vigorito, il tycoon dell’eolico italiano arrestato lo scorso novembre assieme al suo sodale Vito Nicastri nell’ambito di un’inchiesta sui finanziamenti all’eolico in Sicilia. Lo stesso Vigorito, cui sono stati revocati gli arresti domiciliari, ha partecipato ed è intervenuto al convegno: del resto, chi meglio di lui può parlare dei vantaggi dell’eolico?

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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