Letta e l’ultima, inutile, questua

Il presidente del Consiglio Enrico Letta

Il presidente del Consiglio Enrico Letta

canada20 Mentre oggi in Parlamento il ministro dell’Interno e vice-premier Angelino Alfano si arrampicava sugli specchi per scagionare se stesso e il governo da ogni responsabilità nel gravissimo caso della “extraordinary redention” di Alma Shalabayeva e della figlia (6 anni), il premier Enrico Letta si trovava a Londra per incontrare la business community nel più tradizionale (e inutile) giro volto a convincere la City a investire in Italia perché il Paese è affidabile e bla, bla, bla… È dagli anni ’90 che la storia si ripete sempre uguale e nessuno ci ha mai messo una sterlina, ma le ha semmai incassate (e tante) in commissioni tra privatizzazioni, consulenze, classamenti di obbligazioni, azioni e contratti-truffa sui derivati con lo Stato e gli Enti locali. Oggi siamo davvero alla frutta, il governo traballa per i guai giudiziari di Berlusconi, i pasticci di Alfano e l’allenaza contro natura (perché contro l’elettorato) Pd-Pdl. Letta, anziché provare a governare, non trova di meglio da fare se non il solito road show a Londra senza peraltro avere in mano nient’altro che il cappello: non può permettersi di (s)vendere nulla perché non ne ha la forza politica, figurarsi attrarre capitali veri in un Paese che vive una crisi drammatica, che proprio oggi (dati di Bankitalia) ha segnato il nuovo record assoluto del debito pubblico e dove la poltica non è in grado di fare nulla per rilanciare la crescita: non una legge, non un decreto, non un comma che abbia un senso e sia di qualche utlità a imprese e lavoratori. Così il premier si gioca la carta della questua estiva ben sapendo che non servirà e che i nodi giungeranno al pettine molto presto, forse anche prima della fine dell’estate. Chapeau (bucato)!

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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