L’Onu e la sostenibilità insostenibile

Slums a Nairobi - Photo by Claudio Allia

Slums a Nairobi – Photo by Claudio Allia

“L’uomo pensa, Dio ride” recita un antico proverbio yiddish. Su Dio non mi esprimo, pur convenendo che il ridere abbia un qualcosa di divino; quanto al pensare dell’uomo, beh, talvolta è un esercizio che produce ben magri risultati. E’ il caso, a mio avviso, dell’iniziativa lanciata nel corso del vertice Rio+20 dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP, United Nations Environment Program). Si tratta di un’iniziativa in sé encomiabile: un piano globale per aiutare le città a utilizzare in modo più efficiente le risorse, sprecando cioè meno energia, meno acqua, producendo meno rifiuti e inquinamento. Uno degli aspetti chiave per raggiungere questi obiettivi è il rilancio e il potenziamento del trasporto pubblico. Tutto vero, tutto giusto,

tutto importante. Allora dove sta il problema? Il problema secondo me sta nelle premesse, tutte sbagliate. Eccole: “Si stima che nel 2050 l’80% della popolazione mondiale vivrà nelle città. Secondo le proiezioni, questa seconda ondata di urbanizzazione porterà più di 3 miliardi di persone aggiuntive nelle metropoli in un lasso temporale di soli 80 anni, principalmente in Africa e Asia. In un mondo che si urbanizza così rapidamente, le città sono sempre più al centro degli sforzi e delle attenzioni della comunità internazionale per aumentarne la sostenibilità”.
Se voi aveste una qualche possibilità di incidere sulla realtà, concentrereste i vostri sforzi per cercare di rendere sostenibile l’insostenibile (l’80% della popolazione mondiale urbanizzata, 3 miliardi di individui in più in megalopoli come Lagos, Mumbai etc.), oppure cerchereste di promuovere politiche che incentivino attività economiche diffuse sul territorio capaci di dare prospettive concrete alle comunità locali proprio per prevenire l’urbanizzazione di massa? Le premesse da cui muove l’iniziativa delle Nazioni Unite sono premesse da incubo e se quello scenario si concretizzasse il problema delle citttà non sarebbe certo quello della sostenibilità intesa come uso efficiente delle risorse… Ci sarebbe un problema sanitario e alimentare enorme, una povertà, una disperazione, una violenza ancora più estrema di quella che già oggi c’è negli slums di molte megalopoli anche occidentali. La mentalità che traspare da molti studi e iniziative riccamente finanziate, come questo Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite, è frutto di un sapere a tal punto parcellizzato da aver perso di vista l’uomo in quanto tale. E’ quello che Heidegger definiva “l’oblio dell’essere”: un uomo che da signore della natura diventa una semplice cosa in mano a forze che lui stesso ha scatenato ma che lo travalicano e per le quali l’uomo in quanto tale non ha alcun valore, non riveste alcun interesse. Per cambiare davvero occorre pensare in un modo differente, innanzitutto rimettendo al centro l’uomo. E poi magari tornando a occuparsi della risata di Dio dal cui eco – si diverte a pensare Milan Kundera – è venuta al mondo l’arte del romanzo. Perché la risata è una cosa molto più seria di quello che si sarebbe portati a pensare.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

2 thoughts on “L’Onu e la sostenibilità insostenibile

Comments are closed.