Merci Dolci? No, merci e basta…

Jacopo Fo al V-Day

Jacopo Fo al V-Day

Non amo la polemica per la polemica e se ritorno sulla questione Agsm Verona-Merci Dolci Alcatraz (il gruppo d’acquisto promosso da Jacopo Fo) è per due ragioni: in questi mesi Agsm Verona ha ulteriormente peggiorato il suo “rating etico”, se così posso definirlo, mentre il summenzionato gruppo d’acquisto non se n’è curato evitando peraltro il confronto su un tema importante per i gruppi d’acquisto e, più in generale, per l’economia solidale: il rapporto con i territori e la gestione dei conflitti generati anche dalla proprie scelte d’acquisto. Mi riferisco sia alla progettata costruzione di un maxi impianto eolico sul crinale appenninico tosco-emiliano (il caso del Monte dei Cucchi di cui ho già parlato più volte e su cui tornerò molto presto), sia alla questione dell’inceneritore di Ca’ Del Bue, a Verona. Le novità riguardano quest’ultimo e me le ha gentilmente segnalate un lettore, indignato per i comportamenti messi in atto da Agsm Verona negli ultimi mesi. Che il gruppo veronese intendesse riaprire l’inceneritore era cosa nota da tempo; anche Merci Dolci Alcatraz ne è perfettamente a conoscenza, ma l’argomento non è di suo interesse visto che il gruppo veronese fornisce agli associati di Jacopo Fo solo energia verde certificata e se i veronesi si devono beccare l’inceneritore e gli emiliani pale eoliche alte più di cento metri intorno alle loro case chisseneimporta. Quello che non sapevo è quanto avvenuto nei mesi scorsi tra cui – di fronte all’opposizione dei veronesi alla riapertura dell’inceneritore – la vergognosa campagna di disinformazione messa in atto da Agsm a partire dal 2009 con inserzioni a pagamento sui quotidiani locali, e da ultimo in due pagine sul periodico “Verona Pubblica” in cui il presidente della società veronese Gian Paolo Sardos Albertini asserisce con disinvoltura che gli inceneritori di ultima generazione “non sono una minaccia per l’ambiente e per la salute“, che “non vi è alcuna correlazione tra un termovalorizzatore e i tumori” e – tra le altre cose – che “l’obiettivo è di arrivare al 65% di raccolta differenziata entro il 2012, costruendo nuovi impianti di recupero e portando poi a combustione la parte non più riciclabile dei rifiuti. Una strategia che viene condivisa ormai anche dalle principali associazioni ambientaliste italiane“. Mezze verità e vere e proprie menzogne, come appunto quella che la termovalorizzazione dei rifiuti sarebbe condivisa dalle associazioni ambientaliste: la rappresentante del Wwf Manuela Formenti si è incaricata di smentire il disinvolto Sardos Albertini sottolineando che l’obiettivo dell’associazione è “l’azzeramento dei rifiuti, poiché si è già ora in grado di perseguire il riciclo pressoché totale dei rifiuti urbani”. Il Wwf poi è promotore di incontri pubblici dal titolo più che eloquente: “Ca’ del Bue: usciamo dall’età del fuoco”. Stesso discorso per Legambiente che proprio a febbraio ha riconfermato “che c’è il rischio che Verona con l’impianto di Ca’ del Bue diventi la pattumiera del Veneto, con tutte le conseguenze sotto l’aspetto sanitario e sociale. Abbiamo chiaramente espresso in un comunicato stampa del 17 maggio 2007 il nostro giudizio negativo sulla politica fin qui seguita”. Perché la pattumiera del Veneto? “Perché – spiega Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – il rischio vero è che a Ca’ del Bue, non solo potranno arrivare rifiuti urbani da altre province, ma in futuro potranno essere conferiti all’impianto anche i rifiuti industriali, come Agsm aveva chiesto di prevedere nel piano rifiuti già nel 2004“.
Di cosa parla dunque Sardos Albertini? La disinformazione, per di più finanziata con soldi pubblici (non solo quelli di Agsm Verona che è controllata dal Comune, ma anche quelli della Regione Veneto), è una pratica vergognosa e i cittadini veronesi dovrebbero star bene attenti alle piroette del presidente (in scadenza) di Agsm non solo perché a giorni potrebbero ritrovarselo come assessore, ma anche perché Sardos Albertini ha avuto ed ha stretti rapporti con Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche finito in carcere per lo scandalo di Milano Santa Giulia. Cittadino avvisato…
E delle Merci Dolci di Jacopo Fo che dire? Credo che il loro (interessato) silenzio su tutta la questione valga più di mille parole.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

4 thoughts on “Merci Dolci? No, merci e basta…

  1. […] dagli standard minimi di eticità cui di solito fanno riferimento i gruppi d’acquisto. Ma su Merci Dolci ho già scritto in passato e non desidero tornarci sopra. Su Verona e Agsm, invece, tornerò con un articolo che uscirà su I […]

  2. admin

    April 18, 2010 at 10:51pm

    Caro Massimo, comprendo la tua frustrazione ma credo anche che i signori del nucleare se ne freghino altamente se ci scanniamo sull’eolico o su qualcosa d’altro: si sono già mossi e portano a casa il risultato a prescindere da quanta energia da rinnovabili viene e verrà prodotta. Io penso che l’idea che producendo più energia da fonti rinnovabili possa evitarci il nucleare o il carbone sia fondamentalmente errata: come sempre si tratta di scelte politiche e mi sembra che queste scelte vengano ormai fatte da molti anni a prescindere dai dati e – nel caso del nucleare – persino dalla ragionevolezza e dall’opinione della stragrande maggioranza dei cittidini. Dico questo per sgomberare il campo dal miraggio che lasciando mano libera all’eolico industriale e alle megacentrali fotovoltaiche si possa in un qualche modo contrastare il ritorno al nucleare: questo può essere contrastato solo ponendosi su un piano politico.
    Concordo con te che un pianeta alimentato dalle rinnovabili non possa prescindere da un’alterazione del paesaggio, ma da lì a devastare zone di grande pregio paesistico, storico e naturalistico credo ce ne passi e sono sicuro che anche tu condividi questa preoccupazione. Io come ho già avuto modo di scrivere in vari post non sono pregiudizialmente contrario all’eolico industriale, solo che l’Italia è un paese poco ventoso e nei pochi posti dove il vento è abbondante ci sono spesso bellezze naturalistiche e paesaggistiche da salvaguardare: magari fosse ventosa la Val Padana! sarei il primo a chiedere di riempirla di pale, ma purtroppo la realtà è differente e bisogna tenerne conto. E un’altra cosa di cui è necessario tenere conto è l’opinione dei cittadini: a destra e a sinistra la vulgata recita che l’Italia è il Paese dei comitati del “no”, che non si può proporre nulla senza che le persone si organizzino per dire “not in my backyard”! Questa è una balla grande come una casa: in tutti i Paesi democratici i cittadini coinvolti da un progetto si organizzano per contrastarlo se lo reputano dannoso. Quello che fa la differenza sono le modalità di gestione di questa dialettica: nella maggior parte dei Paesi il conflitto viene appunto gestito e si arriva spesso a mediazioni e modifiche che fanno avanzare i progetti migliorandoli per tener conto delle spesso giustissime obiezioni delle comunità locali e in questo modo diventano progetti condivisi, non imposti. Da noi invece prevale sistematicamente la logica del muro contro muro, anche perché spesso l’amministrazione agisce in modo poco trasparente ed è sorda alle richieste di dialogo. Oppure accade che ci si accomoda come per l’alta velocità ferroviaria Torino-Milano, una tratta di pianura che alla fine è costata a chilometro più di quella appenninica perché per farla e pur di farla sono state date assurde compensazioni a tutti gli enti locali toccati dal percorso.
    Ed è appunto la gestione del conflitto il tema che richiamo costantemente quando mi riferisco a Merci Dolci che, dichiarandosi un gruppo d’acquisto che si ispira ai principi dell’economia solidale, dovrebbe essere sensibile e attento ai problemi anche indirettamente creati dalle proprie scelte d’acquisto e all’eticità dei comportamenti dei propri fornitori. La cosa che mi colpisce è come invece Merci Dolci si sia sottratta al confronto su questi temi e, pur invitata a farlo, non abbia nemmeno preso contatto con le realtà locali che contrastano i progetti di Agsm Verona, la società energetica con cui Merci Dolci ha stipulato un accordo per la vendita di energia anche ai privati. Un atteggiamento che denota perlomeno disinteresse per le ragioni degli altri. La questione energetica, anche per le cose che hai detto tu Massimo, si presta all’insorgere di conflitti in ambito locale e il punto che a me interessa non è tanto chi ha torto o chi ha ragione, quanto piuttosto come gestire in modo efficace queste situazioni che oggi toccano Merci Dolci ma che un domani potrebbero toccare altri attori dell’economia solidale, tra cui noi.
    Paolo
    P.S. Che casino sta nube, per fortuna domani torna il sole!

  3. massimo

    April 16, 2010 at 5:14pm

    Colgo al volo il tuo post per sottoporre una mia frustrazione relativa allo sviluppo delle energie rinnovabili.

    Ho letto anche il tuo post sull’eolico industriale del 18 febbraio per cercare di capire il tuo punto di vista.

    Io credo che un mondo “alimentato” da energie rinnovabili, non possa prescindere dall’alterazione del paesaggio. Sole, vento, maree ci sono solo dove c’è terra, mare, colline…

    Temo che l’avversione verso l’impatto ambientale di pale eoliche e campi fotovoltaici crei un ossimoro irrisolvibile in chi si batte per il superamento dell’era del petrolio e l’inizio di quello dell’energia, chiamiamola, pulita.

    Io credo che chi ora si sta dando da fare per seminare l’italia di pulitissime centrali nucleari (anzi, centrali atomiche, chiamiamole con il loro nome) non aspetta altro che gli “ambientalisti” inizino a scannarsi tra loro perchè le pale eoliche rovinano il paesaggio e perchè i pannelli fotovoltaici sottraggono campi all’agricoltura.

    Temo che quando si sorpasserà questo empasse, allora si potrà fare il salto significativo verso una produzione di energia pulita. Altrimenti resteremo al palo, continuando a comprare energia dalla Russia, dalla Francia e dalla chissaddove.

    Anch’io non sopporto le lobby e i rapaci mascherati da paladini dell’ambiente, ma tra un lobbista del nucleare e un lobbista delle pale eoliche, confesso che preferirei vedere il parlamento assediato da quelli dell’eolico.

    Per quanto riguarda gli inceneritori…considerarli energia pulita anche a me sembra un assurdo, ma anche qui, di rifiuti se ne producono in enorme quantità e sono dell’avviso, che se il rifiuto è di qualità, anche quello che viene bruciato nell’atmosfera è più facilmente controllabile (parlo da profano, ma mi sembra logico).

    Un’altro punto di svolta sarà quando inizieremo a insegnare agli italiani, che differenziare i rifiuti non è una paranoia da “verdi” (peraltro estinti) ma è una delle pratiche che ci consentirà di invertire la tendenza.

    E speriamo che il vulcano adesso la smetta di fare fumo, se no qui altro che fotovoltaico…mettiamoci tutti a produrre ombrelli! :-)

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