Montalto di Castro, centrale a perdere

Limpianto fotovoltaico di Montalto di Castro

L'impianto fotovoltaico di Montalto di Castro

Una mattina si sono svegliati: avevano 4 miliardi di euro da investire in impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2011. Soldi loro? Mah, trattandosi dell’ex monopolista pubblico, cioè dell’Enel, sarei propenso a dichiararli soldi nostri, della collettività. Correva l’anno 2007 e l’amministratore delegato Fulvio Conti annunciava l’impresa titanica: a Montalto di Castro (Viterbo), sito già predestinato alla costruzione di una centrale nucleare (mai terminata e mai smantellata) e sede di una maxi centrale a carbone, Enel avrebbe fatto sorgere il più grande impianto fotovoltaico d’Italia (e uno dei maggiori d’Europa): 10 ettari di terreno, 30 milioni di euro di investimento, 6 MegaWatt d’energia. Caspita! Ma queste cifre, in concreto, cosa significano? Già all’epoca Enel lo diceva chiaro: grazie a questo impianto non verranno immesse in atmosfera 5.000 tonnellate di CO2 l’anno, l’equivalente di 1.600 automobili che smettono di viaggiare. E’ tanto o è poco? Beh, sarà anche tanto, ma a me 30 milioni paiono comunque troppi (ed era solo il preventivo, il consuntivo lo vedremo a bilancio a inizio 2010) considerando che – secondo i dati Enel – l’impianto (consegnato quest’estate) produce energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno di 2.700 famiglie. Stando all’Istat, la famiglia media italiana è composta da 2,5 persone e, secondo l’ultimo censimento, Montalto di Castro conta 7.653 residenti: facendo due semplici divisioni si scopre che per quell’impianto sono stati investiti 3.920 euro pro capite, ma la produzione non copre nemmeno l’intero fabbisogno della cittadina del viterbese (3.061 famiglie). Non solo: quell’impianto non ha neanche creato nuova occupazione a Montalto (e all’epoca infatti comune e sindacati protestarono con l’Enel). Ma allora perché farlo? A cosa è servito?

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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