Nicastri: sequestrati 1,5 miliardi di euro

Se qualcuno aveva dubbi sulla natura degli affari trattati da Vito Nicastri e soci questa notizia li scioglie come neve al sole: la Direzione investigativa antimafia di Trapani ha sequestrato oggi beni e contanti per circa un miliardo e mezzo di euro a un imprenditore siciliano legato al boss latitante Matteo Messina Denaro, il nuovo capo di Cosa Nostra. L’imprenditore in questione è proprio il nostro Vito Nicastri, già coinvolto nelle indagini antimafia sul parco eolico di Marsala e arrestrato per truffa ai danni dello stato in un’inchiesta che coinvolge direttamente anche Oreste Vigorito, il “padre” dell’eolico in Italia. Si tratta del più grande sequestro mai realizzato nei confronti di un unico individuo. Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Trapani, il generale Antonio Girone, direttore della Dia, ha confermato i sospetti relativi ai rapporti tra Nicastri e Messina Denaro, aggiungendo che il settore delle energie alternative è una delle attività economiche scelte da Cosa Nostra per il riciclaggio di denaro sporco. Gli investigatori – che disporrebbero anche di una mole notevole di intercettazioni telefoniche – si sono concentrati sulla rete di relazioni di Nicastri che va dai principali esponenti di Cosa nostra fino a “consorterie criminali operanti nel messinese, nel catanese ed anche con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino aspetti questi che caratterizzano in modo significativo il contesto in cui l’aggressione patrimoniale odierna si inserisce”, sottolineano gli investigatori. Detto in altri termini, Nicastri è ed è stato il prestanome di Messina Denaro e di altri boss e con la sua attività di “sviluppatore” ha contribuito attivamente al riciclaggio di denaro. A Nicastri sono state sequestrate 43 società di capitali, anche con partecipazioni estere, operanti prevalentemente nel settore eolico e fotovoltaico, intestatarie, tra l’altro di centinaia di appezzamenti di terreno ubicati nelle province di Trapani, Palermo, Reggio Calabria, di numerosi beni mobili, immobili e conti correnti; un centinaio di beni immobili (terreni, palazzine, ville con piscina, magazzini), ubicati nelle province di Trapani e Catanzaro; diverse autovetture di grossa cilindrata e un lussuoso catamarano di circa 14 metri, oltre a 60 rapporti finanziari (vale a dire conti correnti, depositi a risparmio, depositi titoli, polizze assicurative).
Ciò detto, restano molte cose da capire: gli inquirenti hanno ricostruito anni di rapporti economici e personali, dazioni a politici eccetera… Difficile immaginare che l’indagine si limiti al sequestro – pur clamoroso per la sua entità – dei beni di Nicastri (o meglio di Messina Denaro). Al momento non sono ancora riuscito a procurarmi l’elenco completo dei beni sequestrati, ma tra questi potrebbero esserci anche società e partecipazioni in comune con molti gruppi italiani ed esteri attivi nel settore delle rinnovabili e quotati anche in Borsa. Staremo a vedere i prossimi sviluppi, se ci saranno.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

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