Pandora e la promessa nucleare

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canada20Non si sa ancora se e quando arriverà nelle sale cinematografiche italiane, ma a novembre – quando verrà trasmesso in TV da CNN – farà sicuramente il pieno di ascolti e di polemiche. Si tratta di Pandora’s Promise, il documentario pro-nucleare del regista indipendente Robert Stone. Presentato (e premiato) al Sundance Festival lo scorso gennaio, il film è stato finora proiettato in alcune sale e teatri negli Stati Uniti e in Australia, una distribuzione “low profile” che contribuisce ad avvalorare l’indipendenza della produzione dalla lobby nucleare (Stone ha anche diffuso l’elenco dei finanziatori allo scopo di fugare ogni sospetto). La tesi di fondo del film è che l’atomo è l’unica soluzione “pulita” in grado di produrre l’energia di cui abbiamo bisogno senza emettere CO2 e che essere ambientalisti oggi significa essere a favore del nucleare. Non a caso Stone costruisce il documentario sulle testimonianze di alcune figure di rilievo dell’ambientalismo come Stewart Brand e Mark Lynas che sono divenuti convinti sostenitori dell’energia nucleare (in Italia abbiamo l’esempio del “convertito” Chicco Testa, cui fu conferita la presidenza dell’Enel), mentre le argomentazioni degli antinuclearisti sono trattate alla stregua di tesi dogmatiche e campate in aria da un punto di vista scientifico.
Sono molto curioso di vedere “Pandora’s Promise” e di scoprire quali dati e argomentazioni Stone utilizza a sostegno della sua tesi che – per quello che è scritto nella cartella stampa e nelle recensioni che ho letto – non mi pare francamente né nuova né molto diversa da quello che hanno sempre sostenuto i pro-nuclearisti negli ultimi anni. Spero invece che in seguito alla proiezione del film la CNN ospiti un dibattito in cui si parli di fatti e di cifre. Al di là dei rischi del nucleare che da ultimo la catastrofe di Fukushima e la sua criminale gestione sono lì a testimoniare, occorrerebbe un serio confronto sulle cifre, o meglio sui costi reali di questa tecnologia e dunque dell’energia da essa prodotta. Generalmente i nuclearisti non includono mai nel “conto economico” il costo di trattamento e stoccaggio delle scorie né tantomeno i costi di decommissioning delle centrali. A squarciare il velo è stata però la Corte dei Conti francese che a gennaio 2012 ha pubblicato per la prima volta i costi “vivi” sostenuti dalla Francia per sviluppare il nucleare come fonte energetica. Il totale, stimato per difetto, ammonta a 228 miliardi di euro, una cifra iperbolica alla quale vanno aggiunti gli investimenti (circa 100 miliardi) per realizzare le nuove centrali che sostituiranno quelle ormai prossime all’obsolescenza. Allungare la vita alle vecchie centrali, ipotesi ritenuta più realistica dalla Corte francese, determinerebbe comunque un aumento di circa il 10% del costo dell’energia in Francia. Stiamo parlando, ca va sans dire, di soldi pubblici e delle bollette di cittadini e imprese: sono molto curioso di vedere se e quali argomentazioni Stone porterà al riguardo e come cercherà di dimostrare la tuttora indimostrata sostenibilità economica del nucleare.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

One thought on “Pandora e la promessa nucleare

  1. […] possibile per ridurre le emissioni di CO2 e contrastare il climate change. Una tesi cara anche al documentario Pandora’s Promise che verrà trasmesso in prima TV dalla CNN a novembre. Ieri il governo Cameron ha quindi annunciato […]

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