Urban farming: il “sistema” Detroit

Detroit650Detroit è una delle punte di diamante dell’agricoltura urbana negli Stati Uniti. Dopo aver tentato per anni un impossibile rilancio industriale, la città ha iniziato a sperimentare nuove strategie per affrontare gli effetti della drammatica crisi economica e sociale che la affligge: spopolamento, disoccupazione, criminalità, degrado urbano, crollo dei valori immobiliari, povertà… Un declino che Detroit condivide con molte altre metropoli dal florido passato industriale e che ora costituiscono la cosiddetta rusty belt (la “cintura della ruggine” costituita dalle metropoli deindustrializzate). Reinventarsi non è semplice e non esistono certo ricette valide per ogni tempo e luogo. Tuttavia, almeno per Detroit, il puntare sullo sviluppo dell’agricoltura urbana ha portato alcuni significativi miglioramenti. Da un lato ha contribuito a rafforzare lo spirito di comunità e a lottare contro il degrado recuperando sempre più lotti di terreno abbandonati che erano divenuti terra di nessuno alla mercé di spacciatori e delinquenza. Dall’altro, la diffusione dell’agricoltura urbana ha permesso di migliorare gradatamente l’alimentazione delle fasce più povere della popolazione che abitano downtown (il centro cittadino) e ha iniziato a divenire una forma di reddito integrativo per un numero crescente di individui e famiglie. Oltre ai programmi municipali e all’azione di volontari, infatti, hanno cominciato a svilupparsi anche le prime imprese for profit che stanno contribuendo a creare un piccolo volano economico locale che un domani – pur non rappresentando la Soluzione – potrebbe comunque dare un importante contributo anche occupazionale.
In tanti ci scommettono a partire dalla municipalità che lo scorso aprile – in collaborazione con l’università e con molte delle realtà cittadine più rappresentative nell’ambito dell’agricoltura urbana – ha emanato una nuova ordinanza che getta le fondamenta per uno sviluppo regolato delle coltivazioni e dell’allevamento di animali da cortile in ambito urbano (con regole anche stringenti sull’igiene e sul decoro) e che riconosce a tutti il diritto di vendere i propri prodotti con un banchetto in loco, cioè sull’appezzamento di terreno che si coltiva, oppure al mercato contadino (Farmers’ Market). L’Eastern Market di Detroit è uno dei mercati locali più grandi e più noti degli Stati Uniti e rappresenta un fattore chiave di successo per lo sviluppo sostenibile della città grazie al suo forte richiamo: 40mila persone ci vanno ogni sabato per fare acquisti dagli oltre 250 coltivatori diretti che offrono frutta, ortaggi, uova, carni, miele, prodotti trasformati, bellissimi fiori e tanto altro.

Il logo "Grown in Detroit"

Il logo “Grown in Detroit”

Per facilitare l’accesso ai mercati contadini da parte dei piccoli e piccolissimi produttori urbani, vi è una cooperativa denominata “Grown in Detroit” che fornisce ai soci spazi al mercato e possibilità di vendita del prodotto ai ristoranti affiliati, ma non solo. Grown in Detroit oltre ai corsi di orticoltura e allevamento urbano per tutte le età, offre formazione e assistenza completa anche sul fronte del marketing e della vendita a tutti coloro che desiderano coltivare con l’obiettivo di avviare un’attività imprenditoriale. Insomma, Detroit cerca di “fare sistema” innanzitutto per mitigare gli effetti della sua crisi sulla popolazione e poi per costruire delle fondamenta più sostenibili e solide da cui provare a ripartire. Forse non sarebbe una cattiva idea prendere spunto da quest’esperienza a partire dalla regolamentazione dell’agricoltura in ambito urbani: qui l’ordinanza della città di Detroit entrata in vigore ad aprile.

Paolo Fior
paolo.fior@cronache.org

Comments are closed.