#Euroleaks: cosa ci insegna oggi la lezione greca

L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis

canada20L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis e il suo movimento DiEM25 hanno pubblicato oggi, come ampiamente annunciato, i cosiddetti “Euroleaks”, ossia le registrazioni delle riunioni dell’Eurogruppo che si sono tenute nel 2015 alla vigilia e nel bel mezzo della crisi greca. Una scelta, quella della pubblicazione (qui il link), che persegue diversi obiettivi: ristabilire un minimo di memoria storica dei fatti e mostrare come le istituzioni europee e, soprattutto, la Germania non abbiano affatto negoziato, ma semplicemente imposto il loro diktat alla Grecia (“prendere o lasciare”), come non ci sia alcuna trasparenza nelle decisioni dell’Europa, né alcun rispetto e solidarietà nei confronti dei Paesi membri. La scelta di pubblicare ora, Varoufakis la motiva principalmente con ragioni di politica interna, cioè con il fatto che in Grecia si stiano tentando di imporre nuove drastiche misure nell’ambito della legislazione del lavoro e delle politiche sociali, ma anche per il fatto che nel Consiglio europeo e a Bruxelles l’opacità regna ancora sovrana e – dice Varoufakis – “è tempo che tutto questo cambi” (qui il link al video dell’ex ministro). 

La pubblicazione degli “Euroleaks” avviene in un momento critico per l’Europa e per l’Italia e può esserci di grande aiuto per evitare che si possano ripetere situazioni che si sono verificate in passato. Un aiuto provvidenziale, soprattutto a pochi giorni dalle infauste (e non casuali) parole della presidente della Bce, Christine Lagarde, che hanno mandato a picco le Borse e i nostri titoli di Stato. Parole alle quali la Commissione europea ha cercato di porre rimedio, sostenendo che l’Italia alle prese con l’emergenza coronavirus “avrà tutto ciò che chiederà” e che queste spese non saranno conteggiate nel “Patto di Stabilità”. Tutto bene quindi? Per nulla. Occorre conoscere subito le condizioni alle quali ci verrà concesso lo sforamento per evitare di ritrovarci con il cappio al collo domani, quando l’emergenza sarà passata e ci verrà chiesto di rientrare dell’extra debito fatto. Si tenga presente che a pagare siamo sempre noi e che se oggi abbiamo ancora un sistema sanitario che funziona e che consente di curare tutti, un domani potremmo essere costretti a smantellarlo (la Grecia docet). Non dimentichiamoci che solo pochi mesi fa stavamo finendo sugli scogli dell’aumento dell’Iva e che lo spazio di manovra sarà ancora più ridotto in futuro, specie se ci troveremo a dover pagare degli interessi sul debito più elevati. Come cittadini italiani ed europei abbiamo diritto di conoscere qual è il prezzo della solidarietà europea e di conoscerlo in anticipo. Se gli “Euroleaks” dovessero servire anche solo a questo, avrebbero già prodotto un grande risultato.

Paolo Fior