Nervi saldi. Soprattutto ora

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canada20In momenti drammatici e inediti quale quello che stiamo vivendo si provano sensazioni davvero spiazzanti, oltre che nuove. Siamo tappati in casa e il mondo direttamente conoscibile si riduce per lo più alla vista dalle finestre e al breve tratto di strada che porta da casa al supermercato. Il resto è mediato dal racconto che ne fanno gli amici sparsi in altre case, il web, i social, la radio, la televisione… Mai mi era capitato di avere un’esperienza diretta così limitata e parziale di ciò che succede là fuori per un così lungo periodo di tempo e, per un giornalista, questo è di per sé un fatto strano e straniante. Oggi guardavo le immagini delle webcam delle principali città italiane (le ha pubblicate qui il Post) e da queste, dalla vista dalle mie finestre e dal racconto di molti, mi sembra di capire che l’appello di restare a casa sia stato preso sul serio in tutta Italia. Segno che chi ha in mano il timone ha saputo guadagnarsi credibilità e fiducia, mostrando di lavorare sul serio nell’interesse di tutti. Un bel risultato, comunque vada a finire questa vicenda, e un fatto raro in un Paese come l’Italia . 

A questa compostezza apparente degli italiani (apparente perché tutti, nel loro intimo, sono invece agitati, hanno paura per sé e per i propri cari, temono le conseguenze anche economiche di quanto sta accadendo) si contrappone il panico sregolato di una parte consistente del cosiddetto mondo sviluppato, a partire dagli Stati Uniti per arrivare alla nostra Europa. L’incapacità di coordinare un’azione, di vedere al di là del proprio naso, del qui e ora. Le mosse che sono state compiute dopo l’annuncio della pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità – la sospensione unilaterale da parte di Trump dei collegamenti aerei con l’Unione europea, la timidezza della Bce nell’intervenire (ridateci Mario Draghi!), l’incomprensibile silenzio di Bruxelles – danno l’impressione che chi è al comando sia paralizzato dal panico. E i mercati, il cui crollo odierno è davvero da paura (l’indice Dow Jones è arrivato a perdere circa 2.000 punti, le Borse europee hanno chiuso tutte con ribassi a due cifre, Piazza Affari ha lasciato sul terreno quasi il 17%, finendo sotto quota 15mila, il peggior ribasso di sempre), si mostrano tuttavia razionali nel valutare la situazione: si aspettavano un piano d’intervento incisivo, hanno invece assistito al triste spettacolo offerto da un presidente incapace di gestire una situazione di emergenza sanitaria ed economica, e da un’Unione europea ancora una volta incapace di agire in modo adeguato e tempestivo, mettendo sul piatto risorse, strategie e compattezza. Almeno noi manteniamo i nervi saldi, evitiamo di peggiorare la situazione e cerchiamo i modi più efficaci per essere solidali con chi è più fragile e più esposto non solo al virus, ma anche agli effetti della recessione economica. 

Paolo Fior