“Pagare il debito con i debiti”


canada20“Ci saranno i 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, i 7 miliardi per la legge Fornero, il miliardo e mezzo per i truffati delle banche. Ci saranno tutte le misure e i soldi per realizzare le misure che abbiamo promesso. Ce ne saranno così tanti che addirittura ripaghiamo i debiti che ci hanno lasciato i governi del Pd e infatti l’Iva non aumenterà. Facciamo quello che abbiamo promesso”. Lo ha detto durante il question time al Senato il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Qualunque sia la vostra idea politica, occorre prendere molto sul serio queste parole perché sono state pronunciate in un contesto ufficiale da uno dei massimi esponenti del governo, nonché capo politico del partito di maggioranza relativa. Non sono state le sole cose che Di Maio ha detto. L’altro passaggio importante riguarda la crescita del Pil che sarà indicata nella nota di aggiornamento del Def (che forse verrà finalmente consegnata in serata al Parlamento). Il vice premier ha detto ai senatori che la crescita “si dovrebbe attestare attorno a un numero che ci permette di stare attorno agli standard di una manovra che viene presentata in Europa, quindi non oltre l’1,5%-1,6%” per poi aggiungere che quando partiranno le misure inserite nella manovra “il Pil potrà crescere anche oltre quelle stime”.
Fermiamoci un attimo e analizziamo le parole dette al Senato perché sono rivelatrici di ciò che sarà la manovra dell’esecutivo gialloverde. Una frase, in particolare: “[di soldi] ce ne saranno così tanti che addirittura ripaghiamo i debiti che ci hanno lasciato i governi del Pd”. Essendo la manovra in deficit, Di Maio dice che pagherà i debiti facendo semplicemente (molti) altri debiti e non ha sprecato una sola parola sulle presunte coperture. Questo è un fatto.
Vi è poi l’ottimismo speso a piene mani sulle proprietà taumaturgiche dei provvedimenti che il governo intende mettere in atto, provvedimenti che dovrebbero in breve tempo proiettare il Paese verso un nuovo boom economico. Il ministro Paolo Savona aveva parlato addirittura di un 3% di crescita, Di Maio davanti ai senatori non lo smentisce, ma precisa che sul Def ci saranno scritti altri numeri (1,5-1,6%), quelli che permettono “di stare attorno agli standard di una manovra che viene presentata in Europa”. Scrivere il 3% o anche solo il 2 avrebbe automaticamente reso non credibili le stime del governo agli occhi della Commissione Ue e anche dei mercati. Meglio volare bassi, dunque, proiettare “solo” l’1,5-1,6% (quando tutte le istituzioni internazionali e gli uffici studi hanno rivisto decisamente al ribasso – e ben al di sotto di quei livelli – le stime di crescita dell’economia italiana per il 2019), per poi festeggiare quando, grazie alla manovra, il Pil eventualmente crescerà “oltre quelle stime”. Insomma, le proiezioni del governo sulla crescita che verranno inserite nel Def sono imprecise e inattendibili stando a quanto dice lo stesso vice premier. E questo è un altro fatto.
Il terzo fatto è che Di Maio non si dice per nulla preoccupato dell’innalzamento dello spread e sottolinea che “i mercati attendono di leggere la manovra, non solo il Def”. Il problema è che, quando leggeranno sia l’uno sia l’altra, troveranno esattamente le cose che ha detto Di Maio (e forse anche qualcosa che Di Maio non ha detto). Le conseguenze le potete facilmente immaginare.

Paolo Fior