Una faccia, una razza

canada20“Italiani-greci, una faccia una razza”. Non c’è niente di meglio di un vecchio luogo comune per scoprire in realtà quanto italiani e greci siano diversi. Diversi perché la Grecia la sua drammatica crisi l’ha già vissuta e – seppur con le ossa rotte da anni di tagli e di austerity (quella vera), il cui conto è stato pagato dalle fasce sociali più deboli – ha iniziato a risollevarsi, a respirare un pochino. Noi invece, che il tracollo lo abbiamo solo sfiorato  nel 2011 (ma non per questo il conto è stato meno salato e a pagarlo, anche da noi, sono state al solito soprattutto le fasce più deboli della popolazione), vogliamo con pervicacia infilarci in quello stesso tunnel, con due aggravanti. La prima è che abbiamo visto bene cosa è successo alla Grecia: in parecchi (non Salvini, credo) abbiamo partecipato a progetti solidali per sostenere gli ambulatori popolari e abbiamo raccolto medicinali di base per aiutare un popolo d’Europa finito sotto la “tutela” della troika. La seconda è che la crisi greca, in gestazione da anni, non è maturata nelle forme di un ricatto al resto d’Europa, con l’obiettivo “sovranista” di portare il Paese fuori dall’euro. La questione della “Grexit” si è posta piuttosto come ricatto dell’Europa nei confronti di Atene. Da noi invece accade esattamente il contrario: il governo in carica soffia sul fuoco, alimentandolo con dichiarazioni e con fatti, con l’obiettivo di provocare l’incidente studiato a tavolino che ci porterà alla rottura definitiva con l’Unione europea, all’uscita dall’euro. Un obiettivo politico premeditato. E criminogeno, perché la gran parte degli elettori dei due partiti oggi al governo – 5 Stelle e Lega – così come la stragrande maggioranza degli italiani avrebbe solo da perdere dal perseguimento di un’opzione del genere. Eppure ancora oggi ci tocca sentire le provocazioni dei Di Maio (“C’è qualche istituzione europea che con le sue dichiarazioni gioca a fare terrorismo sui mercati”, come se non fosse stato il governo italiano a presentare una manovra volutamente e nettamente fuori linea rispetto ai parametri europei che pur aveva assicurato di voler rispettare) e dei Salvini (“In Italia nessuno si beve le minacce di Juncker, che ora associa il nostro Paese alla Grecia. Vogliamo lavorare per rispondere ai bisogni dei nostri cittadini, non ci fermeranno”). Per inciso, vale giusto la pena ricordare che nella scorsa legislatura, quando al governo c’era il Pd (Letta, Renzi e Gentiloni) a fare il paragone tra Italia e Grecia e a invocare l’arrivo della troika erano proprio gli esponenti 5 Stelle che oggi stanno al governo. Quanto tempo ci impiegheranno gli italiani a capire che i loro governanti stanno dirigendo la barca dritta verso la cascata?

Paolo Fior